Egiziano ateo condannato per blasfemia: il pericolo di una Costituzione ambigua in mano a Morsi

Condannato a tre anni di prigione Albert Saber. Attivisti preoccupati dai Fratelli Musulmani, che potrebbero interpretare in senso islamista una Costituzione «vaga».

Un tribunale egiziano ha condannato a tre anni di prigione Albert Saber, blogger accusato di blasfemia e diffamazione della religione. Saber è stato arrestato a settembre quando i suoi vicini di casa l’hanno accusato di avere pubblicato su Facebook un link a un video di 14 minuti con alcune scene del film demenziale che contiene insulti all’islam e Maometto “L’innocenza dei musulmani”.

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. Saber viene da una famiglia di cristiani copti ed è ateo. In tribunale ha negato di avere pubblicizzato il video e in un secondo momento è stato accusato per alcune frasi pubblicate su internet critiche nei confronti dell’islam e del cristianesimo. Ora Saber potrà ricorrere in appello, pagando 167 euro come cauzione per essere rilasciato. Il processo di Saber ha destato preoccupazione in Egitto e molti attivisti per i diritti umani hanno gridato alla fine della libertà di espressione e opinione, soprattutto in un periodo in cui l’Egitto si appresta a votare con un referendum l’approvazione della controversa Costituzione, redatta a maggioranza dagli islamisti. Il voto si terrà il 15 e 22 dicembre prossimi, come annunciato oggi.

COSTITUZIONE AMBIGUA. Per i casi di blasfemia erano previste pene anche nella vecchia Costituzione del 1971. Nella nuova Carta l’articolo 44 proibisce esplicitamente di insultare il profeta e Allah. La Costituzione negli articoli 43 e 45 protegge anche la libertà religiosa, di espressione e di opinione. Il problema, come rilevato da molti osservatori e anche dalla Chiesa cattolica, non è nei singoli articoli della Costituzione, ma nella loro composizione «vaga e ambigua» che lascia spazio a diverse interpretazioni. A destare preoccupazione è infatti l’uso che di questa ambiguità potrebbero fare i Fratelli Musulmani e i salafiti, che hanno la maggioranza nella Shura e nell’Assemblea costituente e che esprimono anche il presidente del paese, Mohamed Morsi.