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Sono stati i Fratelli Musulmani a uccidere i giornalisti: la denuncia del presidente della Stampa Estera al Cairo

agosto 20, 2013 Redazione

Grave denuncia del corrispondente del settimanale Der Spiegel che punta il dito contro i « sedicenti manifestanti pacifici». E richiama anche i colleghi a non ignorare la verità dei fatti

di Windfuhr Volkhard, tratto da ioamolitalia Il Presidente dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo, il giornalista tedesco Volkhard Windfuhr, ha accusato i Fratelli Musulmani – qualificandoli sarcasticamente come “i sedicenti manifestanti pacifici” – di essere i responsabili dell’uccisione dei giornalisti che svolgevano la loro attività nel corso degli scontri tra l’Esercito e i miliziani islamici. Windfuhr è categorico: i giornalisti “non sono stati delle semplici vittime del caos o di un normale scambio di fuoco, ma gli hanno sparato addosso in modo intenzionale”. “Io stesso oggi sono fortunatamente sfuggito per un soffio al fuoco di un cecchino sul Ponte 15 maggio nel quartiere di Zamalek” – afferma Windfuhr – Il criminale non era assolutamente un poliziotto”.
Il 14 agosto sono stati uccisi quattro giornalisti nel corso degli scontri esplosi al Cairo nei quartieri di Rabaa Al Adaweya e di Al Nahda. Si tratta del britannico Mick Dean di SkyNews, e di tre giornalisti egiziani: Habiba Ahmed della Revue Express di Dubai, Ahmed Abdel Gawad del quotidiano filo-governativo al Akhbar, Mosaab el Shami fotografo del sito Rasd.
In un messaggio postato su Facebook Windfuhr, dopo aver esplicitamente condannato i Fratelli Musulmani come dei criminali, denuncia la stampa internazionale che a suo avviso non ha finora garantito una copertura giornalistica corretta e “adeguata”.
Windfuhr è un arabista, esperto del Medio Oriente, corrispondente del settimanale Der Spiegel.

Questa è la traduzione del testo in inglese postato su Facebook

Avviso del Presidente dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo

Cari colleghi dell’Associazione della Stampa Estera al Cairo,
senza schierarmi nel conflitto interno, considero che sia mio dovere rendere i nostri membri consapevoli del crescente reale pericolo per la nostra attività giornalistica e anche per la nostra vita. Purtroppo alcuni dei nostri colleghi sono caduti vittime di attacchi fatali. Non sono stati delle semplici vittime del caos o di un normale scambio di fuoco, ma gli hanno sparato addosso in modo intenzionale. Non sono stati né gli agenti della Polizia o l’Esercito, ma i sedicenti “manifestanti pacifici”. Io stesso oggi sono fortunatamente sfuggito per un soffio al fuoco di un cecchino sul Ponte 15 maggio nel quartiere di Zamalek. Il criminale non era assolutamente un poliziotto e possono testimoniare il fatto dei comuni cittadini egiziani che si trovavano sul luogo. Non mi trovavo lì per attività giornalistica, ma ero semplicemente diretto a un caffè per incontrare degli amici.

È scandaloso ciò che commettono questi violenti “manifestanti”. Attaccano la gente all’improvviso, attaccano il proprio Stato, attaccano gli edifici pubblici e un ancor più cospicuo numero di chiese, negozi e case dei cristiani. Non è mio compito come Presidente dell’Associazione della Stampa Estera tediarvi con delle analisi politiche, ma si sento costretto dalla mia coscienza e dall’etica professionale di esprimere la mia ferma disapprovazione per il fatto che la guerra che i “manifestanti” combattono contro lo Stato che ci ospita solo raramente viene trattata dai giornalisti in modo adeguato. Ma non è mai tardi. Fate attenzione!

Il Presidente Volkhard Windfuhr

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