Egitto, due religiosi copti assassinati in pochi giorni

Ieri una suora uccisa per strada da uomini armati. Meno di una settimana fa l’attentato a padre Moussa. Per i cristiani del paese la persecuzione continua

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Con due omicidi in pochi giorni la persecuzione dei cristiani copti d’Egitto torna a fare davvero paura. L’ultimo è avvenuto ieri. Come scrive il sito del quotidiano Al Ahram, che riporta informazioni contenute in un comunicato della Chiesa copta ortodossa, la vittima è una suora, rimasta uccisa in una sparatoria avvenuta lungo la strada che collega il Cairo ad Alessandria.

SUOR ANASTASIA. La religiosa copta, che Al Ahram chiama suor Anastasia, si trovava con diverse altre persone a bordo di un veicolo diretto al monastero di Mar Girgis Khatatba, vicino al villaggio di Salmaniya, «accompagnata da altre due sorelle», riferisce la Chiesa. Mentre la stampa locale aggiunge che ci sarebbero anche «quattro feriti» tra i membri della comitiva. Gli uomini che hanno aperto il fuoco contro il gruppo sono «sconosciuti», come sconosciuto è il motivo per cui si sono messi a sparare, ma visti gli attacchi subìti dalla comunità cristiana anche nelle ultime settimane il sospetto che si tratti di un attentato jihadista non è infondato.

PADRE MOUSSA. L’altro omicidio che ha colpito la comunità negli ultimi giorni, come ricorda Caterina Maniaci su Libero, riguarda invece un sacerdote copto, Rafael Moussa che è stato assassinato «meno di una settimana fa» nei pressi della sua abitazione al El Arish, nel Sinai. In questo caso si è trattato di un vero e proprio agguato terrorista, e infatti «il gruppo fedele all’lsis nella penisola egiziana ha in seguito rivendicato» l’uccisione del prete «miscredente», definendola «un’operazione benedetta da Allah» e promettendo «altre azioni contro i nemici di Allah». L’assassinio di padre Moussa, si legge sempre su Libero, «ha suscitato anche lo sdegno di Al Azhar, il centro teologico sunnita più importante al mondo con sede al Cairo, che ha condannato l’attacco definendolo un “atto vile in contraddizione con gli insegnamenti dell’islam e di tutte le religioni”».

PERSECUZIONE INFINITA. Dopo la spaventosa ondata di violenza subìta dai cristiani all’epoca della deposizione del presidente Morsi (i sostenitori dei Fratelli Musulmani, il movimento islamista di cui Morsi è espressione, li ritenevano complici del golpe militare di Al Sisi), in realtà non si è mai fermata la persecuzione contro la Chiesa copta egiziana. Notizie di attacchi più o meno gravi alla comunità cristiana del paese hanno continuato a punteggiare le cronache in questi anni. Come per esempio il raid avvenuto fine maggio ad Abu Qurqas, nel governatorato di Minya, dove sono state bruciate sette case di famiglie cristiane e un’anziana è stata umiliata in pubblico senza pietà. Proprio dalla zona di Minya, inoltre, provenivano quasi tutti i 20 cristiani copti assassinati (con un musulmano) dallo Stato islamico in Libia nel febbraio 2015.

Foto Ansa

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