Egitto, ancora una chiesa attaccata. I Fratelli Musulmani annunciano nuove proteste

Dopo l’annuncio del rinvio a giudizio di Morsi per istigazione all’omicidio, la Fratellanza annuncia una nuova manifestazione per domani contro il «colpo di Stato».

Cristiani ancora sotto attacco in Egitto. Sabato notte un gruppo di uomini armati ha assaltato la chiesa di Abu Seifen, nella città di Port Said. La chiesa era difesa da quattro poliziotti, che sono rimasti feriti dopo essere riusciti a respingere gli assalitori. Si tratta solo dell’ultimo episodio di attacchi contro chiese ed edifici cristiani da parte dei Fratelli Musulmani, che dal 14 agosto, dopo la deposizione di Mohamed Morsi e l’uccisione da parte dell’esercito di molti suoi sostenitori, hanno incendiato più di 70 chiese in tutto il paese.

ANCORA PROTESTE ISLAMICHE. Nonostante i ripetuti appelli alla riconciliazione da parte del governo provvisorio, i Fratelli Musulmani non hanno alcuna intenzione di interrompere le proteste. Dopo la notizia diffusa nella notte che il presidente deposto Morsi e altri 14 membri della Fratellanza sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di avere incitato all’omicidio degli oppositori scesi in piazza a luglio davanti al palazzo presidenziale, i Fratelli Musulmani hanno indetto una nuova manifestazione per domani contro «il colpo di Stato, che è il vero terrorismo».

 SALAFITI CONTRO FRATELLANZA. Le insistite proteste della Fratellanza sono state però criticate persino dal leader del partito al-Nour, braccio politico degli estremisti islamici salafiti, ex alleati di Morsi e confluiti nel governo provvisorio: «Abbiamo accettato la road map dei militari per evitare spargimenti di sangue e la guerra civile», ha dichiarato ieri Younes Makhioun. «Le continue proteste dei sostenitori di Morsi non fanno alcun bene» all’Egitto. Anche Nageh Ibrahim, ex vicepresidente del Consiglio della Shura e membro del gruppo estremista islamico alleato di Morsi Jamaa al-Islamiya, ha criticato i Fratelli Musulmani: «Se la Fratellanza ha perso il potere è per i tanti errori commessi. Il più grave è avere puntato sull’appartenenza religiosa invece che sul consenso di tutte le componenti della società e avere incitato i suoi uomini al martirio».

NUOVA COMMISSIONE COSTITUENTE. Mentre resta alto il livello di instabilità dell’Egitto, ieri il presidente ad interim Adly Mansour ha dato vita con un decreto a una Commissione costituente di 50 membri per modificare la Carta egiziana, inizialmente redatta a colpi di maggioranza escludendo l’opposizione dai Fratelli Musulmani. Della Commissione non farà parte nessun membro della Fratellanza, che ha rifiutato di partecipare, ma saranno presenti diversi esponenti di Al-Azhar, massima autorità nel mondo islamico sunnita, e dei salafiti. Parteciperanno anche i rappresentanti delle chiese ortodossa, evangelica e cattolica, oltre a esponenti della cultura e dell’arte e dei movimenti di opposizione laici.