E se fossero innocenti?

Una lettera indirizzata al popolo del Meeting. In calce le firme di Francesca e Valerio

Una lettera indirizzata al popolo del Meeting. In calce le firme di Francesca e Valerio. A poche settimane dall’anniversario della strage di Bologna, per la quale il processo più contestato del nostro dopoguerra li ha condannati all’ergastolo con sentenza definitiva nonostante l’assoluzione in appello, Mambro e Fioravanti hanno affidato ad un “postino” d’eccezione, Francesco Cossiga, i loro pensieri. Affinché l’allora Presidente del Consiglio, oggi fautore di un provvedimento di grazia o almeno della revisione del processo che ha portato alla condanna di M&F – definita dallo stesso Cossiga «un tragico errore giudiziario e politico» – ne rendesse partecipe il popolo riunito al Meeting per l’annuale appuntamento. Sfortuna ha voluto che Cossiga – presente in occasione della presentazione del libro del Cardinale Ratzinger – non abbia potuto partecipare all’altro appuntamento per il quale era prevista la sua presenza. E così la missiva ha trovato ospitalità sulle colonne di Libero, dalle quali il senatore a vita ed ex Capo dello Stato ha dato pronta risposta. Oggi Francesca bussa alla porta di Tempi, che nelle prossime settimane ripercorrerà questo dibattuto capitolo partendo proprio da quelle “parole non dette” a Rimini. «Non dimenticheremo mai che quando eravamo davvero soli, quando avanzare dubbi sul processo di Bologna era impensabile perché noi “dovevamo” essere i colpevoli, fu proprio il popolo di Comunione e Liberazione, attraverso la rivista Il Sabato, a difenderci. Furono i primi a leggere la nostra storia senza pregiudizi, con uno spirito critico ed una capacità di ascolto che è difficile trovare in chi è ideologicamente prevenuto. Per me la memoria è fondamentale, e questo non lo dimenticherò mai». Oggi al fianco di Francesca e Valerio nella lotta per la revisione del processo c’è un ampio fronte trasversale dal nome “E se fossero innocenti?”. Intellettuali, politici, giornalisti. Perché dunque il Meeting? «Della comunità di Rimini mi ha sempre attratto il senso di fratellanza, il sapere di poter contare l’uno sull’altro, la consapevolezza che, qualsiasi cosa accada, non si sarà mai soli – dice Francesca -. Il senso di appartenenza ad un gruppo che nell’amicizia sappia trovare il valore del coraggio, l’etica di responsabilità nei confronti della propria comunità. Quella libertà intellettuale che ha consentito al popolo di Cl di difenderci quando di noi non era consentito pensare “e se fossero innocenti?”».