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Diaconato femminile. Parole del Papa «enfatizzate da interpretazioni infondate»

maggio 13, 2016 Redazione

L’Osservatore romano trascrive le parole pronunciate dal Pontefice sulle donne e invita a non affrettare le conclusioni

«Il Papa apre alle donne diacono» titolano oggi, più o meno, tutti i giornali. Siamo sicuri che le cose stiano proprio così? Una risposta arriva dall’Osservatore romano, il quotidiano della Santa Sede che, come sempre, esce nelle edicole nel pomeriggio. Nell’edizione uscita oggi è riportata per intero la trascrizione del colloquio di papa Francesco con le partecipanti alla plenaria dell’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg), ricevute la mattina del 12 maggio nell’aula Paolo VI.

È in base a quel dialogo che i quotidiani di oggi traggono le loro conclusioni, in particolare dalla risposta data dal Pontefice a una delle domande che gli sono state rivolte. Introducendo la trascrizione, l’Osservatore romano scrive: «Un lungo e cordiale incontro, che ha offerto al Pontefice l’occasione per approfondire alcune questioni di grande attualità. Vasta, com’era prevedibile, l’eco suscitata in tutto il mondo dalle parole del Papa, la cui intenzione è rafforzare il ruolo delle donne nella Chiesa. Alcune affermazioni sono state, in non pochi casi, enfatizzate da interpretazioni infondate, soprattutto sul diaconato femminile. A questo proposito il Pontefice ha affermato l’utilità di proseguire gli studi attraverso l’istituzione di un’apposita commissione. Come appare con evidenza dalla trascrizione del colloquio, e come ha sottolineato in un tweet l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato: il Papa “pensa a una commissione. Non affrettiamo le conclusioni!”».

Qui di seguito riportiamo la trascrizione proposta dal quotidiano vaticano.

[La seconda domanda è sul ruolo delle donne consacrate nella Chiesa] Le donne consacrate lavorano già tanto con i poveri e con gli emarginati, insegnano la catechesi, accompagnano i malati e i moribondi, distribuiscono la comunione, in molti Paesi guidano le preghiere comuni in assenza di sacerdoti e in quelle circostanze pronunciano l’omelia. Nella Chiesa c’è l’ufficio del diaconato permanente, ma è aperto solo agli uomini, sposati e non. Cosa impedisce alla Chiesa di includere le donne tra i diaconi permanenti, proprio come è successo nella Chiesa primitiva? Perché non costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione? Ci può fare qualche esempio di dove lei vede la possibilità di un migliore inserimento delle donne e delle donne consacrate nella vita della Chiesa?

Questa domanda va nel senso del “fare”: le donne consacrate lavorano già tanto con i poveri, fanno tante cose… nel “fare”. E tocca il problema del diaconato permanente. Qualcuno potrà dire che le “diaconesse permanenti” nella vita della Chiesa sono le suocere [ride, ridono]. In effetti questo c’è nell’antichità: c’era un inizio… Io ricordo che era un tema che mi interessava abbastanza quando venivo a Roma per le riunioni, e alloggiavo alla Domus Paolo VI; lì c’era un teologo siriano, bravo, che ha fatto l’edizione critica e la traduzione degli Inni di Efrem il Siro. E un giorno gli ho domandato su questo, e lui mi ha spiegato che nei primi tempi della Chiesa c’erano alcune “diaconesse”. Ma che cosa sono queste diaconesse? Avevano l’ordinazione o no? Ne parla il Concilio di Calcedonia (451), ma è un po’ oscuro. Qual era il ruolo delle diaconesse in quei tempi? Sembra ― mi diceva quell’uomo, che è morto, era un bravo professore, saggio, erudito ― sembra che il ruolo delle diaconesse fosse per aiutare nel battesimo delle donne, l’immersione, le battezzavano loro, per il decoro, anche per fare le unzioni sul corpo delle donne, nel battesimo. E anche una cosa curiosa: quando c’era un giudizio matrimoniale perché il marito picchiava la moglie e questa andava dal vescovo a lamentarsi, le diaconesse erano le incaricate di vedere i lividi lasciati sul corpo della donna dalle percosse del marito e informare il vescovo. Questo, ricordo. Ci sono alcune pubblicazioni sul diaconato nella Chiesa, ma non è chiaro come fosse stato. Credo che chiederò alla Congregazione per la Dottrina della Fede che mi riferiscano circa gli studi su questo tema, perché io vi ho risposto soltanto in base a quello che avevo sentito da questo sacerdote che era un ricercatore erudito e valido, sul diaconato permanente. E inoltre vorrei costituire una commissione ufficiale che possa studiare la questione: credo che farà bene alla Chiesa chiarire questo punto; sono d’accordo, e parlerò per fare una cosa di questo genere.

Poi dite: “Siamo d’accordo con lei, Santo Padre, che ha più volte riportato la necessità di un ruolo più incisivo delle donne nelle posizioni decisionali nella Chiesa”. Questo è chiaro. “Ci può fare qualche esempio di dove Lei vede la possibilità di un migliore inserimento delle donne e delle donne consacrate nella vita della Chiesa?”. Dirò una cosa che viene dopo, perché ho visto che c’è una domanda generale. Nelle consultazioni della Congregazione per i religiosi, nelle assemblee, le consacrate devono andare: questo è sicuro. Nelle consultazioni sui tanti problemi che vengono presentati, le consacrate devono andare. Un’altra cosa: un migliore inserimento. Al momento non mi vengono in mente cose concrete, ma sempre quello che ho detto prima: cercare il giudizio della donna consacrata, perché la donna vede le cose con una originalità diversa da quella degli uomini, e questo arricchisce: sia nella consultazione, sia nella decisione, sia nella concretezza.

Questi lavori che voi fate con i poveri, gli emarginati, insegnare la catechesi, accompagnare i malati e i moribondi, sono lavori molti “materni”, dove la maternità della Chiesa si può esprimere di più. Ma ci sono uomini che fanno lo stesso, e bene: consacrati, ordini ospedalieri… E questo è importante.

Dunque, sul diaconato, sì, accetto e mi sembra utile una commissione che chiarisca bene questo, soprattutto riguardo ai primi tempi della Chiesa.

Foto Ansa/Ap


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