Il decreto scuola «ignora volutamente le paritarie» e rischia di cadere «nell’ennesimo statalismo»

Fabrizio Foschi (Diesse) e Marco Masi (Cdo Opere educative – Foe) criticano il decreto presentato dal governo Letta: «Per la formazione professionale non si fa abbastanza»

Si può fare di più per le scuole paritarie, per il reclutamento dei docenti, per i dirigenti scolastici e per l’istruzione tecnica e professionale. Non è certo lusinghiero il giudizio degli addetti ai lavori sul decreto scuola, presentato dal governo Letta e dal ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, che in questi giorni sarà convertito in legge.

«PARITARIE VOLUTAMENTE IGNORATE». Se è un passo avanti, come si può leggere nel comunicato stampa della Compagnia delle Opere, che il decreto Scuola «stanzi fondi anziché tagliarli», a tempi.it il presidente di Cdo Opere educative-Foe Marco Masi afferma che «i diversi aspetti e misure promozionali per la scuola contenuti nel decreto ignorano volutamente la scuola paritaria», in spregio al «principio di assoluta parità di trattamento tra scuola statale e scuola paritaria che in Italia vige ormai da cinquant’anni».
Secondo Masi, costituisce un «passo indietro» riservare «incentivi come quelli sull’acquisto dei libri di testo ai soli studenti della scuola statale». E ancora peggio è «escludere da ogni forma di aiuto gli oltre 11 mila alunni disabili che frequentano le scuole paritarie».

POCO SOSTEGNO ALLA FORMAZIONE PROFESSIONALE. Un altro punto critico del decreto è indicato a tempi.it da Fabrizio Foschi, presidente di Diesse – Didattica e innovazione scolastica: «Troppo poco è stato fatto per la formazione tecnica e professionale». Il governo infatti «non ha voluto sostenere» i cosiddetti «poli tecnico-professionali, già istituiti in molte regioni» e che potrebbero rappresentare una svolta per «mettere in contatto il mondo della scuola e quello del lavoro».
È facile, prosegue Foschi, proclamare a parole che «non è possibile che i nostri giovani arrivino a 25 anni senza aver mai lavorato», senza poi fare niente per cambiare le cose.

«EVITARE L’ENNESIMO STATALISMO». Se poi da una parte c’è soddisfazione per il reclutamento di 26 mila docenti di sostegno, Foschi fa presente che il «modello di scuola che deve risolvere i problemi sociali», valorizzato persino dal premier Enrico Letta, «non è certo l’unico»: «Anche i docenti di ruolo devono essere valorizzati attraverso la formazione e l’orientamento».
E per fare questo «il Ministero non deve ancora una volta occuparsene in prima persona, ma delegare questo compito alle reti e alle associazioni», altrimenti «si rischia l’ennesimo cortocircuito statalista». Come ricorda il comunicato della Cdo, a questo punto bisogna sperare che «le forze politiche, impegnate in questi giorni nella conversione in legge del decreto, con coraggio ed equilibrio riescano a restituire a tutta la scuola italiana quella centralità strategica che la Costituzione le assegna per lo sviluppo del Paese».