Miserere, storie di cristiani perseguitati. Daniel, che voleva solo mettere la maglietta della Svizzera

A volte basta il simbolo della croce su una divisa della Nazionale di calcio per creare problemi. Anzi, di più: a dare adito a delle “provocazioni”

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Pubblichiamo la settima puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati. Dopo i racconti di Megapura, di Homs, di Asomatos, Regno UnitoSeekaew e Trabzon, oggi vi raccontiamo una vicenda di Roggwil, Svizzera.

Il ragazzino inizia a palleggiare con la sfera di gommapiuma, prima con i piedi: destro, destro, sinistro; poi con il ginocchio, quindi con la testa: spalla, testa, ginocchio. Stop. Guarda se stesso nello specchio della cameretta e vede il centravanti della nazionale. “Frei prende palla sulla trequarti, avanza, chiede il triangolo con Barnetta” e la cassapanca restituisce un pallone con il contagiri. “Avanza ancora, scarta l’uomo” ora è la sedia della scrivania a subire un tunnel umiliante “è solo davanti al portiere, tira, gooooal!”. Lo specchio, trafitto dal diagonale, vibra appena e il ragazzo si butta sul letto per ricevere l’abbraccio dei compagni. A dodici anni il Maracanà può trovarsi anche dentro una stanza nei dintorni di Berna.

“Daniel” urla la madre “sbrigati o farai tardi a scuola.”

Il ragazzo si rialza dal letto di gloria, infila la maglia ufficiale della nazionale svizzera, afferra lo zainetto e corre giù per le scale dove lo aspetta una tazza di muesli e yogurt.

“Dove credi di andare vestito così?” lo apostrofa la donna.

“A scuola, perché?”

“Perché a scuola non ci puoi andare con la maglietta da calcio. Il professor Lindegger è stato chiaro. Ti punirà. Avanti, vai a cambiarti.”

“Ma mamma! È la maglietta della Svizzera. Ieri Rolf aveva quella del Brasile e nessuno gli ha detto niente”.

“Quella del Brasile è un conto, quella della Svizzera è un altro. Togli la maglietta e vestiti come si deve.”

“No, io non la tolgo. È quella ufficiale, quella di Alexander Frei, con il numero 9. Non la tolgo per niente al mondo.”

Non è il momento quello di discutere, non a quell’ora, non con tutti che corrono sul filo dei minuti, con le uova che ancora non sono pronte e il trucco che ancora è da iniziare. La donna ricorre all’aiuto del marito.

“Juerg, cerca di far ragionare tu quel delinquente di tuo figlio. A me non dà retta.”

“Qual è il problema?” chiede il marito chiudendo la ventiquattrore.

“La mamma non vuole che vada a scuola con la maglietta da calcio.”

“La questione non è la maglietta da calcio” sbuffa la madre “il punto è che il presidente del consiglio scolastico, quel Fredy Lindegger dell’Akzänt, ha stabilito la regola che non si può andare a scuola con abbigliamento provocante. E se non la rispetti ti punirà.”

“E cosa ci sarebbe di provocante nella maglietta della nazionale?” domanda incuriosito il signor Graf.

“La croce Juerg, non ti ci mettere pure tu. Dicono che la croce che c’è sullo scudetto offende i sentimenti di quelli che non credono o che appartengono ad altre religioni. E quindi è una provocazione. Dicono così.”

“Ma è la nostra bandiera! Adesso la nostra bandiera è diventata una provocazione? Ma è una follia, dove andiamo a finire?”

“Non è la bandiera il problema. Il problema è la croce, lo vuoi capire?” sbotta la madre “Comunque adesso non ho tempo di discutere, devo ancora truccarmi e sono in ritardo. Se proprio hai voglia di farne una questione di principio, accompagna tu tuo figlio a scuola e parla tu con i professori. Quello che dovevo fare l’ho fatto. Arrangiatevi.”

Padre e figlio si guardano in silenzio per qualche istante nell’assenza della madre poi Juerg prende la sua decisione: “Tu ti tieni la tua maglietta e a scuola ti ci porto io. Voglio vedere se hanno il coraggio di dirmi qualcosa. Io su quella bandiera ci ho giurato. Ho giurato fedeltà. Col cavolo che me la tolgono. Una provocazione? Stronzate! Andiamo Daniel.”

 

Il 16 ottobre 2006 Daniel K, nome di fantasia, di Roggwil viene punito dal dirigente Fredy Lindegger per essere andato a scuola con la maglietta della nazionale svizzera, abbigliamento considerato provocante secondo il regolamento scolastico.
Nel 2011 Ivica Petrovic propone di cambiare la bandiera della confederazione con quella in vigore tra il 1799 1803 per non urtare la sensibilità dei non cristiani.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1799 Napoleone impose militarmente la propria influenza sulla Svizzera trasformandola in una repubblica di stile rivoluzionario francese. Nell’occasione fu abrogata la bandiera rossocrociata perché considerata un simbolo religioso e, in suo luogo, utilizzata quella a tre bande orizzontali di colore verde, rosso e giallo. Questo vessillo è stranamente simile alla bandiera dell’Etiopia dove i tre colori, secondo la tradizione copta, simboleggiano le tre virtù teologali.

Le origini della bandiera rossocrociata risalgono alla battaglia di Laupen (1339) quando i soldati della confederazione si apposero una croce bianca sulle armature per riconoscersi l’un l’altro.

 

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