Cristiani arrestati e aggrediti in Egitto per non aver rispettato il Ramadan

Nessuna legge nel paese giustifica simili comportamenti, anche se nel 2016 è stata emessa una fatwa che afferma: durante le ore di digiuno «nessuno è libero di mangiare o bere»

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Il Ramadan, il mese sacro per i musulmani, finisce oggi e molti cristiani sono sollevati in Egitto. Anche quest’anno, infatti, alcuni estremisti hanno approfittato della festività per perseguitare la minoranza copta nel paese, che conta circa per il 10 per cento della popolazione.

«PERCHÉ BEVI DURANTE IL RAMADAN?». Hani Shamshoun Girgis, fotografo cristiano di 31 anni, dipendente del quotidiano Tahrir, è stato fermato il 5 giugno alla stazione di Giza dalla polizia. Quando gli agenti, dopo aver frugato nel suo zaino, hanno trovato all’interno una bottiglietta d’acqua l’hanno accusato di non osservare il Ramadan. «Si sono arrabbiati e mi hanno portato alla stazione di polizia ferroviaria come se fossi un criminale. Nell’ufficio un agente mi ha detto: “Perché ti porti dietro una bottiglietta d’acqua durante il Ramadan?”. Io gli ho risposto che non digiunavo perché sono cristiano, allora ha cominciato a insultarmi e mi ha detto che dovevo considerarmi in stato di fermo fino al calar del sole». Girgis ha chiamato il suo datore di lavoro, che è riuscito a tirarlo fuori dopo due ore ma «l’esperienza è stata umiliante, soprattutto per me che durante il Ramadan, per rispetto, non mangio e non bevo davanti ai miei colleghi musulmani», dichiara il fotografo a World Watch Monitor.

PESTAGGI. Un incidente simile riguardante il mese sacro è accaduto ad Adel Ayoub, contadino copto di 52 anni del villaggio di Beni Ibrahim, nel governatorato di Asyiut. Il 6 giugno, mentre beveva un bicchiere d’acqua fuori da casa sua, è stato aggredito da un gruppo di giovani: «Perché non rispetti il Ramadan?», gli hanno chiesto. Appena hanno udito la risposta («non digiuno perché sono cristiano») lo hanno malmenato fino quasi a farlo svenire. La stessa cosa è accaduta nella città di Helwan a un conducente cristiano di autobus, picchiato da un gruppo di islamisti per aver bevuto un tè.

LA FATWA. Nessuna legge in Egitto giustifica simili comportamenti, anche se nel 2016 un membro del centro di ricerca islamico Fatwa House, Shawki Allam, ha emesso un decreto religioso secondo il quale durante le ore di digiuno «nessuno è libero di mangiare o bere» nel paese, a prescindere dalla religione dell’individuo.

Foto Ansa

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