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Craxi e gli ultimi (500?) giorni di D’Alema

dicembre 8, 1999 Amicone Luigi

Lettere

Caro direttore Bettino Craxi è stato il presidente del consiglio italiano che più di ogni altro ha fatto rispettare la legalità, se non altro internazionale. Rammento, tra gli altri, la famosa vicenda dell’Achille Lauro, allorché i “rambo” di Ronald Reagan tentarono, armi in pugno, di dirottare l’aereo di Stato egiziano che trasportava a bordo i sequestratori della nave, per farli giudicare (e probabilmente condannare a morte) negli Usa. Per il semplice fatto di aver fatto rispettare il diritto internazionale e la sovranità del nostro paese Craxi merita da parte degli italiani rispetto, così come ottenne un vastissimo consenso in Parlamento, con applausi che accompagnarono il voto favorevole al suo governo da parte dell’opposizione comunista, di fronte alla crisi aperta dai repubblicani di Spadolini, all’epoca ministro della difesa, mentre agli interni vi era un certo Oscar Luigi Scalfaro, definito dallo stesso presidente Craxi ottimo ministro, talmente ottimo – verrebbe da dire – che non fu capace (o non volle?), nonostante la sua quinquennale (unica nella storia della Repubblica, e forse non solo di quella) presenza al Viminale mettere in luce la dilagante corruzione del mondo politico di allora. Non altrettanto rispetto merita il presidente D’Alema che, di fronte all’abbattimento della funivia del Cermis, ad opera di un Prowler dei marines che volava fuori dalle regole imposte, non è riuscito ad ottenere, non pretendiamo “giustizia”, ma nemmeno l’indennizzo per i familiari delle vittime. Non solo, ma D’Alema ha mentito di fronte al paese quando in un’intervista rilasciata a Clemente Mimun, il 27 marzo scorso, ha dichiarato che i nostri caccia non avevano oltrepassato l’Adriatico e non avevano partecipato ad alcuna missione bellica. Invece sappiamo che due Tornado del 50° Stormo avevano partecipato alle azioni di guerra, in quell’occasione bombardando con successo il radar di una batteria serba di Sa 6 in Kosovo la notte del 24 marzo. Non sono un esperto di diritto, ma come cittadino mi chiedo se nelle parole di D’Alema, per la verità non pronunciate in Parlamento, ci siano gli estremi per avviare un’indagine, se non altro finalizzata a conoscere se il presidente del consiglio è rimasto all’oscuro circa l’attività bellica delle nostre Forze Armate. Per molto meno, e cioè per accertare se sul nostro territorio ci fossero bombe nucleari, cosa documentata con dovizia di particolari già nelle enciclopedie o nelle riviste specializzate, il giudice Ferdinando Casson ha addirittura avviato un’inchiesta, con tutti i costi relativi. Possibile che nessun magistrato faccia un’indagine su eventi così gravi che riguardano il governo D’Alema? E di Cossutta? Dopo il dossier Mitrokhin, a nessuno viene in mente che possa aver sfruttato canali riservati, avendo un suo militante come ministro, per informare il “compagno” Milosevic circa l’azione della NATO, compresi i nostri bombardieri, durante la sua contestata e rocambolesca visita a Belgrado nel corso della Campagna aerea, decisa anche con voto favorevole del nostro Parlamento? Massimo Tringali, Aosta Gagliardo collaboratore, lei dice il vero sul grande Bettino nel paese delle false rivoluzioni per via giudiziaria e delle lingue biforcute dei Camera&Fabietti e dei fantasiosi riscrittori della storia italiana. Lei dice cose sacrosante tra le gioiose macchine da guerra di due procure e le grandiose manipolazioni (su scuola, riforme, promesse di crescita economica ecc. ecc.) degli uffici stampa del Nuovo Principe. Lei dice cose sincere di un piccolo mondo dalemiano, veltroniano e bindiano che disse di essere nuovo e che piuttosto si fece arrogante e antico in un battibaleno. E che noi ci auguriamo verrà archiviato dagli elettori ben prima dei cinquecento giorni di sopravvivenza politica previsti da Berlusconi

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