Coraggioso cantico della maternità

Da un controverso disegno di legge sull’affido condiviso a un appello a donne laiche e cattoliche in difesa della figura materna. Così il viaggio avventuroso di Debora Donnini guidato dagli ultimi papi è diventato un libro, “Finché non sorsi come madre”

Ci scuserà l’autrice il gioco di parole, ma è proprio un sorso di acqua fresca Finché non sorsi come madre (ed. Chirico-Cantagalli, 12 euro), il libro agile di Debora Donnini sulla maternità, pubblicato coraggiosamente mentre stavamo uscendo dalla fase acuta della pandemia: una felice coincidenza, o forse un segno di speranza, perché anche la figura materna sta attraversando tempi difficili, molto più di quanto potrebbe sembrare a un primo, superficiale sguardo. L’autrice è una giornalista, pronta quindi a cogliere il nuovo in quel che accade e a raccontarlo a tutti in modo accessibile, senza banalizzare, ed è quello che ha fatto nel suo libro: un’appassionata e coinvolgente difesa della maternità.

Quello di Debora Donnini è un racconto personale, «un invito a fare insieme un viaggio avventuroso», ripercorrendo insieme le tappe del suo percorso, iniziato quasi casualmente con la lettura di un controverso progetto di legge sull’affido condiviso presentato in parlamento nell’agosto di due anni fa, e fortunatamente bloccato nel suo iter legislativo. Lo sconcerto iniziale emerge bene dalla scelta del titolo del primo capitolo “Non colpite la mia mamma”, suscitando il desiderio di andare a fondo, ed ecco che iniziano quelle che Debora chiama «pennellate»: cenni a grandi tematiche che si intuisce essere state approfondite con letture personali, come ad esempio la cosiddetta “sindrome da alienazione genitoriale”, ben tracciata nei suoi violenti tratti essenziali.

Ma la road map del viaggio è il pensiero sulle donne di papa Francesco, che nel racconto della Donnini diventa una catechesi. Nel libro si ripercorrono i tanti interventi del Pontefice sul tema, le mille sfaccettature affrontate nel corso del suo pontificato: impressiona leggerne i riferimenti, tantissimi, che segnano un vero e proprio cammino di riflessione accompagnato anche da gesti importanti, di quelli che restano per sempre, come ad esempio il fatto che il lunedì dopo Pentecoste, per volere del Papa, la memoria di Maria Madre della Chiesa è diventata obbligatoria per la Chiesa di Rito Romano. Non solo l’Alleanza uomo-donna, un tema ricorrente nel Magistero della Chiesa: la denuncia delle violenze contro le donne occupa un posto importante nelle riflessioni del Papa, anche per via, probabilmente, delle sue radici sudamericane. La denuncia della piaga del femminicidio in certe parti del continente americano è forte ed esplicita da parte di Francesco.

Dopo averne sottolineato la continuità con san Giovanni Paolo II l’autrice si chiede cosa è possibile fare a sostegno della madre, e come farlo insieme, donne laiche e cattoliche, in tutti gli ambiti del quotidiano, individuando in particolare, fra le altre, una circostanza drammatica molto precisa, quella in cui i bambini vengono separati dalle loro mamme, cioè il punto di partenza del suo «viaggio avventuroso», che è diventato anche il nostro: «Un errore, se non davvero in rari casi di pericolo», non si stanca di ripetere Debora Donnini. Ma non c’è niente da inventare: una possibile strada da percorrere già c’è, ed è proprio quella lungo cui siamo stati accompagnati nella lettura, grazie anche alla prefazione di Alberto Gambino e alla post-fazione di don Francesco Giosuè Voltaggio, che guidano la lettura mettendone in luce alcuni passaggi importanti.