Cose da azzeccagarbugli. La Consulta annulla le nozze dopo cambio di sesso, ma invita il legislatore a tutelare le unioni

Il matrimonio rimane fra uomo e donna, ma il legislatore è invitato ad aprire alle forme di convivenza tra persone dello stesso sesso. Il caso di una coppia torna ora in Cassazione

Una botta al cerchio e una alla botte. Il matrimonio rimane fra uomo e donna, ma il legislatore è invitato ad aprire alle forme di convivenza tra persone dello stesso sesso. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso della prima sezione civile della Corte di Cassazione a proposito di una vicenda particolare.
Una coppia, infatti, dopo che il marito (Alessandro Bernaroli) aveva deciso di cambiare sesso (ora Alessandra), si era vista annullare lo stato civile di matrimonio. Ma i due vogliono continuare a stare assieme e rivendicano il loro desiderio a rimanere sposati. Il Tribunale di Modena aveva accolto il ricorso dei coniugi, ma la Corte d’appello di Bologna aveva ribaltato il verdetto. La Cassazione ha così inviato gli atti alla Consulta chiedendo un pronunciamento.

NO NOZZE, SI’ PACS. E la Corte Costituzionale, nella sostanza, ha detto che per matrimonio in Italia si intende solo quello fra persone di sesso diverso («requisito essenziale per il nostro ordinamento»). La Corte ha, infatti, specificato che «la nozione di matrimonio presupposta dal Costituente (cui conferisce tutela il citato art. 29 Cost.) è quella stessa definita dal codice civile del 1942, che “stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”». Ma, al tempo stesso, richiamando un suo precedente pronunciamento, la Consulta ha inviato il legislatore a trovare una soluzione poiché, in questo caso, ai due va offerta la possibilità di «mantenere un rapporto di coppia giuridicamente regolato con un’altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore». Già con la sentenza 138/2010, la Consulta aveva invitato il legislatore a provvedere, specificando non essere per forza necessaria l’introduzione delle nozze gay, ma spingendo, nella sostanza, perché si approvassero le unioni civili o pacs. Ha così indicato al legislatore la strada da intraprendere: «Introdurre una forma alternativa (e diversa dal matrimonio) che consenta ai due coniugi di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione, su tal piano, di assoluta indeterminatezza. E tal compito il legislatore è chiamato ad assolvere con la massima sollecitudine per superare la rilevata condizione di illegittimità».

MATRIMONIO NULLO. La Consulta ha quindi dichiarato incostituzionale la norma che prevede lo scioglimento automatico del matrimonio in caso di cambio di sesso di uno dei coniugi, ma il matrimonio dei due, per ora, resta nullo, fino al nuovo pronunciamento della Cassazione. Alessandra è ottimista: «Intanto abbiamo vinto e non è cosa da poco e in Cassazione ci torniamo da vincitrici. Se la logica vale, allora voglio ricordare che la Cassazione è chiamata a decidere su caso singolo, un problema specifico e reale e in base a quanto ha detto la Corte Costituzionale, se scioglierà il matrimonio agirà contro Costituzione. Quindi, io mi aspetto che che la Cassazione prenda atto che sciogliere il nostro matrimonio viola la Costituzione italiana». Secondo le associazioni per i diritti omosessuali, il pronunciamento apre al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuale, anche se Alessandra rimarca che il loro «non è un caso di omosessualità, ma di transessualismo».