Come rinasce un teatro

Venerdì 1 aprile alle 20.30 si alza il sipario su una stagione caratterizzata da titoli di grande interesse che uniscono tradizione ed innovazione

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Atto 1

Il Teatro Lirico di Cagliari è stato costruito è stato inaugurato nel 1993, al termine di una lunghissima stagione di lavori. Risale al 1964 il bando di concorso per la realizzazione di un edificio che sostituisse l’antico Teatro Civico, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale nel centro storico cittadino. Approvato nel 1967 il progetto degli architetti bergamaschi Luciano Galmozzi, Pierfrancesco Ginoulhiac e Teresa Ginoulhiac Arslan, si dà il via alla costruzione della moderna struttura di 5.000 metri quadri: foyer, sala di 1650 posti distribuiti fra platea e due loggie, ampio palcoscenico e golfo mistico. Negli anni successivi all’inaugurazione vengono realizzate sale-prova, laboratori, magazzini e locali per uffici. Le ultime opere riguardano il rinnovamento del foyer, l’apertura del bookshop, del bar e del ristorante. La struttura ha ridato vita ad un quartiere considerato periferico ed in cattive condizioni. Ora vi sorge, oltre ad una bella Chiesa, uno dei primi alberghi della capitale della Sardegna, segno che, come dimostrato anni fa da alcuni storici tedeschi, la cultura e le arti sceniche promuovono lo sviluppo non necessariamente che i teatri nascono dove c’è già benessere e dinamismo economico. Per alcuni anni, grazie a stagioni coraggiose con ‘prime’ italiane di opere rare che attiravano critici e pubblico da tutta Europa, il Lirico è stato il fulcro dello sviluppo della città e dell’isola. Ha seguito, per varie determinanti che non è il caso di ripercorrere. Con una nuova squadra manageriale ed artistica, inizia quella che dovrebbe essere la stagione della rinascita.

Venerdì 1 aprile alle 20.30 si alza il sipario su una stagione caratterizzata da sei opere liriche ed un balletto (per sette turni di abbonamento, otto recite fuori abbonamento e quattordici recite mattutine per le scuole), tutti titoli di grande interesse che uniscono tradizione ed innovazione: La campana sommersa (quasi una prima per l’Italia), La Bohème (con la regia di Jonathan Miller), The Tokyo Ballet (che ha l’esclusiva mondiale delle coreografie di Béjart, La Traviata (nella indimenticabile allestimento dei fratelli Hermann), La pietra del paragone (in coproduzione con il parigino Théâtre du Châtelet), Falstaff (con la regia di Daniele Abbado), Il Trovatore (con la regia di Stefano Poda).

La stagione guarda all’opera lirica italiana e i grandi compositori dell’Ottocento/Novecento: Rossini, Verdi, e, per la prima volta, Ottorino Respighi. L’intenzione è sia quella di “riscoprire” autori poco rappresentati che hanno invece regalato all’Italia e al mondo opere che meritano di essere ascoltate ed analizzate, sia quella di poter apprezzare i musicisti più celebri attraverso le loro composizioni più amate o più insolite. Con questa stagione, il Lirico rende omaggio all’auspicato riconoscimento, da parte dell’Unesco, dell’Opera lirica italiana quale Patrimonio dell’Umanità, iniziando un importante progetto di valorizzazione, che troverà sviluppo nei prossimi anni, del repertorio operistico italiano, con particolare attenzione a quello del Novecento.

L’inaugurazione è ad una preziosa rarità musicale di Ottorino Respighi (Bologna, 1879 – Roma, 1936): La campana sommersa, opera in quattro atti, su libretto di Claudio Guastalla, tratto dal poema drammatico omonimo Die versunkene Glocke di Gerhart Hauptmann che, da subito, accende l’entusiasmo del compositore che scrive «Tutto mi parve musicale (…); in ogni quadro, in ogni personaggio, reale o irreale, in quella stessa strana mescolanza di umanità e favola, io sentivo aleggiare la musica.». La campana sommersa è un’affascinante commistione fra realtà terrestre e mondo fiabesco, tra amore coniugale e misterioso incanto, in una rielaborazione musicale del folclore tedesco in chiave simbolista. È la storia del fonditore di campane Enrico che perde la sua opera più pregevole in fondo ad un lago, a causa del dispettoso fauno dei boschi; la fata Rautendelein restituisce magicamente a Enrico la voglia di lavorare e i due, dopo essersi innamorati pazzamente, fuggono insieme, dopo che lui abbandona la moglie Magda che si suicida, per la disperazione, nel lago. I rintocchi fatati della campana sommersa nel lago annunciano il fatto luttuoso e convincono Enrico a lasciare la giovane fata che, rinnegata, lo uccide.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 18 novembre 1927 allo Stadttheater di Amburgo, in traduzione tedesca. L’editore di Respighi, Ricorso, non era d’accordo con la scelta del soggetto (agli italiani, sono sempre piaciute poco le opere liriche imperniate su favole) , e rifiutò di pubblicare l’opera, che così venne pubblicata dall’editore tedesco Bote & Bock ed ebbe la première in Germania .Il mondo fiabesco del lavoro di Hauptmann ispirò Respighi e lo condusse a creare una partitura operistica riccamente e fantasiosamente orchestrata, che ricorda spesso all’ascoltatore i suoi famosi poemi sinfonici. Dal momento che l’anti-eroe dell’opera, Enrico, è un campanaro, Respighi riempie la musica di rintocchi ed effetti squillanti. Negli Anni Trenta e Quaranta ebbe un grande successo specialmente nelle Americhe oltre che alla Scala ed al Comunale di Bologna. Sparita dai repertori, trionfò nel 2003 al Festival Internazionale di Radio France a Montpellier (c’è un’ottima registrazione della Euterp ancora in commercio).

L’opera viene rappresentata in un nuovo allestimento che conta della regia del fiorentino Pier Francesco Maestrini, , delle scene e proiezioni di Juan Guillermo Nova, dei costumi di Marco Nateri, L’Orchestra, il Coro del Teatro Lirico di Cagliari e il Coro di voci bianche del Conservatorio Statale di Musica “Giovanni Pierluigi da Palestrina” di Cagliari sono diretti dalla bacchetta esperta del maestro concertatore e direttore Donato Renzetti che ritorna a Cagliari dopo aver diretto numerosi concerti ed opere liriche nelle stagioni passate. Il maestro del coro è Gaetano Mastroiaco, mentre il maestro del coro di voci bianche è Enrico Di Maira.

La compagnia di canto vede spiccare, nel ruolo della protagonista, il soprano rumeno Valentina Farcas (Rautendelein), affiancata da nomi di prestigio e da giovani che si alternano nelle recite quali: Daniela Cappiello (Rautendelein), Maria Luigia Borsi/Francesca Tiburzi (Magda), Agostina Smimmero/Lara Rotili (La strega), Angelo Villari/Francesco Medda (Enrico), Thomas Gazheli/Gocha Abuladze (L’ondino), Filippo Adami/Tatsuya Takahashi (Il fauno), Dario Russo/Alessandro Abis (Il curato), Nicola Ebau (Il maestro), Mauro Secci (Il barbiere), Martina Bortolotti (Primo elfo), Francesca Paola Geretto (Secondo elfo), Olesya Berman Chuprinova (Terzo elfo).


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •