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Coltivazioni Ogm legali. Fidenato: «Una vittoria personale, ma non solo»

settembre 15, 2017 Francesca Parodi

La sentenza ha dato ragione all’agricoltore friulano che da anni coltiva mais Mon810. «I prodotti geneticamente modificati sono tra i più analizzati. Per vietarli bisogna dimostrarne la nocività»

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Dopo una lunga battaglia, la Corte europea ha dato ragione a Giorgio Fidenato, agricoltore friulano e leader degli Agricoltori Federati che da tempo chiede di poter continuare a seminare mais Mon810, l’unico mais geneticamente modificato accettato nell’Ue. In base alla sentenza del 13 settembre, non è possibile vietare la coltivazione ogm senza provare scientificamente che questa faccia male alla salute umana e dell’ambiente e di conseguenza il decreto italiano del 2013 che vieta gli organismi geneticamente modificati nel nostro paese viene dichiarato illegittimo.

LA VICENDA. L’opposizione di Fidenato al divieto italiano ogm risale a sette anni fa. Nel 2010 l’agricoltore cominciò la semina del mais Mon810, brevettato dalla multinazionale statunitense Monsanto. La caratteristica di questo tipo di ogm è quella di resistere agli attacchi degli insetti grazie ad un gene inserito nel suo Dna, una proteina nociva ai parassiti ma innocua per l’uomo. All’epoca però era in vigore il decreto legislativo del 2001 che contemplava, in caso di coltivazione illegale, l’arresto a sei mesi e una multa. Denunciato da Greenpeace, Fidenato venne prima condannato a pagare 25 mila euro ma venne poi assolto per l’intervento della Corte di giustizia europea che dichiarò il decreto italiano non conferme alle normative europee. Nel 2013 fu firmato un nuovo decreto interministeriale che proibiva la semina di colture ogm, ma l’anno successivo Fidenato piantò il suo mais e fu nuovamente condannato. Durante la prima udienza, l’agricoltore sottolineò che anche quel decreto ministeriale non era conforme al diritto europeo e alla fine del 2015 il giudice del dibattimento, ritenendo ragionevoli i dubbi di Fidenato, sospese il procedimento penale e formulò dei quesiti alla Corte europea. Quest’ultima ha dato il proprio responso nell’ultima sentenza del 13 settembre 2017. A questo punto, il proscioglimento di Fidenato presso i tribunali locali in cui era in corso il dibattimento sarà solo una formalità.

OGM. «La sentenza della Corte è sicuramente una vittoria personale, ma non solo» commenta a tempi.it Fidenato. «Finalmente è stato chiarito come va utilizzato il principio di precauzione sulla limitazione della libera circolazione delle merci e delle coltivazioni ogm». È stato infatti stabilito che il principio di precauzione deve basarsi sulla certezza dell’esistenza del rischio. «I prodotti ogm sono tra i più studiati nella storia umana e prima di essere messi in commercio sono sottoposti a un’analisi molto approfondita, dovendo superare una serie infinita di esami e controlli. Pertanto, per poter invocare le misure di emergenza come il loro divieto, è necessario dimostrare che questi prodotti, nonostante tutti questi controlli, hanno un elevato rischio di provocare un danno a uomini, animali o ambiente». La Corte non ha dunque annullato il principio di precauzione, che invece «è sempre valido e tutelato dall’Unione Europea, ma per poterlo mettere in atto in materia ogm servono prove scientifiche che confutino le numerosi analisi già effettuate».

PREGIUDIZI. Nonostante la decisione della Corte, Fidenato non è convinto che l’approccio dell’Italia nei confronti degli ogm muterà, almeno nel breve termine: «Ho la convinzione che il 60 per cento degli italiani abbia paura in buona fede, nel senso che, non essendo esperti del settore e non avendo a disposizione tutte le corrette informazione, si lasciano trascinare dai pregiudizi. Una piccola parte è in malafede». Fidenato spera che l’esito di questa vicenda serva a dimostrare «l’illegittimità del comportamento degli organi statali e dei loro fiancheggiatori in materia, come Coldiretti, le varie associazioni ambientali e i movimenti politici come i 5 Stelle e Lega Nord. Spero che il mio esempio dia forza a quegli agricoltori che sono ancora titubanti. Dobbiamo cambiare l’atteggiamento di chi decide non solo le norme, ma anche la politica culturale verso gli ogm».

Foto Ansa

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