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Così nei college americani serpeggia la paura dell’intolleranza politicamente corretta

ottobre 30, 2015 Benedetta Frigerio

Secondo un sondaggio commissionato dall’università di Yale, metà degli studenti Usa ha il timore di esprimere idee impopolari davanti a compagni e professori

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Il diffondersi di un paradossale clima di intolleranza “politicamente corretta” nei campus americani era già stato denunciato da inchieste giornalistiche come quella pubblicata nel numero di settembre dell’Atlantic, ma ora anche un sondaggio segnala che nelle università americane sentirsi protetti nella libertà di espressione, teoricamente garantita dalla Costituzione americana, non è più così scontato.

RISULTATI ALLARMANTI. Il sondaggio, condotto da McLaughlin & Associates intervistando 800 studenti iscritti al primo triennio di vari atenei, è stato commissionato dal “William F. Buckley, Jr. Program” dell’università di Yale, che si ripropone di «accrescere la diversità intellettuale» all’interno dei college della Ivy League e non solo. I risultati sono preoccupanti, come spiega Lauren Noble, direttore esecutivo della società di rilevazione: «È parare del Buckley Program che nei campus universitari la possibilità di esprimersi apertamente e liberamente sia tutelata al meglio, ma purtroppo tale parere è tutt’altro che unanime». Se infatti circa la metà degli intervistati ammette di sentirsi “intimidito” nell’esprimere idee diverse da quelle dei propri professori (e anche quando si tratta di condividere visioni impopolari con i compagni), sei su dieci pensano che la propria università debba assumere regolamenti ancora più stringenti in materia, per innescare meccanismi di allarme che li proteggano da eventuali sanzioni. Rispetto all’idea di battersi per la libertà e contro i richiami ingiusti, gli studenti preferiscono la tranquillità, nonostante oltre il 63 per cento di loro abbia confessato che il “politically correct” è un problema reale degli atenei. Sono invece statisticamente due contro uno gli studenti convinti che la propria università sia più tollerante verso chi esprime convinzioni liberal piuttosto che tradizionali.

UNA DEMOCRAZIA «OBSOLETA»? Se poi è vero che per il 95 per cento degli studenti universitari americani la libertà di espressione è importante, dal sondaggio di McLaughlin & Associates è emersa una certa ignoranza circa il suo significato: per un terzo degli intervistati il primo emendamento non proteggerebbe le espressioni considerate discriminatorie, mentre il 30 per cento pensa che la tutela costituzionale su cui si fonda la democrazia sia «obsoleta». Perché un emendamento così fondamentale per l’essenza stessa degli Stati Uniti è percepito come marginale? A rispondere almeno in parte alla domanda è il fatto che, secondo il sondaggio, sempre meno studenti conoscono la storia americana: ben il 30 per cento di quelli raggiunti dalla rilevazione ha cominciato l’università senza sapere che il primo degli emendamenti costituzionali è appunto quello che protegge la libertà di espressione e di coscienza. Secondo Lauren Noble questo studio «dimostra che dobbiamo affrontare un grosso problema».

Foto Lincoln imbavagliato da Shutterstock


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3 Commenti

  1. Sasso Luigi says:

    Sarebbe interessante sapere quali argomenti sono considerati scorretti.

  2. Jens says:

    Solo negli USA?? Mi è bastato fare un anno in UK per vedere che NESSUNO dice veramente cosa pensa, perché hanno tutti paura di essere politicamente scorretti. Infatti gli inglesi sono tutti dei falsi frustrati perché non possono dire la verità in una società permeata di perbenismo politicamente corretto.
    L’unico veramente libero in una società come quella inglese è il consorte della regina (Filippo di Edinburgo): le sue uscite lo confermano.

  3. Antonio says:

    “la metà degli intervistati ammette di sentirsi “intimidito” nell’esprimere idee diverse da quelle dei propri professori (e anche quando si tratta di condividere visioni impopolari con i compagni)” e quando mai è stato diverso? in genere i giovani sono più conformisti di quanto non si pensi, non conformisti all’ortodossia del loro gruppo di riferimento.

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