Cina. Imprigionata e picchiata, Li costretta ad abortire il secondo figlio dalle autorità comuniste. Ora è in fin di vita

Li Fengfei è stata costretta ad assumere un mix di medicine perché ha contravvenuto alla legge sul figlio unico. Ora è in fin di vita e il bambino morto è ancora nel suo grembo

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Una donna cinese della provincia di Guizhou, incinta del suo secondo figlio, è stata picchiata e costretta ad abortire dalle autorità dell’Ufficio pianificazione familiare. E ora rischia la vita.

IMPRIGIONATA E PICCHIATA. Secondo quanto riportato da ChinaAid, diversi funzionari di Bijie, contea di Jinsha, hanno preso lo scorso 9 luglio Li Fengfei, già alla 18esima settimana, l’hanno chiusa in prigione, picchiata e costretta a firmare il modulo per l’aborto con un’impronta digitale. La legge sul figlio unico, infatti, salvo casi particolari, vieta alle famiglie cinesi di avere più di un figlio e costringe a sterilizzazioni e aborti forzati tutte le donne che non rispettano la normativa.

COSTRETTA AD ABORTIRE. A Li è stato quindi iniettato del Rivanol, per indurre il parto, insieme a Mifepristone e Oxicitina. I medicinali hanno ucciso il bambino nel suo grembo ma non sono riusciti ad indurre il parto. Ad oggi, dieci giorni dopo le prime iniezioni, la donna è ancora in ospedale e, secondo le fonti di ChinaAid, in fin di vita a causa dell’effetto venefico del mix di medicine. Il bambino deceduto si trova ancora nel suo grembo.

CONSEGUENZE DELLA LEGGE. Il Partito comunista cinese non ha mai rinnegato la legge sul figlio unico ma si è sempre vantato di avere impedito la nascita di 400 milioni di bambini dal 1979, anno in cui è stata approvata. Non sono rari i casi di aborti indotti e sterilizzazioni forzate, come avvenuto di recente a Feng Jianmei, alla signora Lü e a Yang Yuzhi. Emblematica anche la storia di Chen, donna di 37 anni di Zhejiang, che dopo avere partorito in segreto la sua seconda figlia l’ha abbandonata, nella speranza di riuscire ad adottarla più avanti e così sfuggire alle punizioni per chi trasgredisce la legge.

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