Centrafrica, ora è ufficiale: i ribelli islamisti Seleka chiedono la divisione del paese in due per mettere le mani su oro e diamanti

La proposta è stata avanzata alla conferenza di pace di Brazzaville dopo oltre un anno di guerra civile. E conferma i timori della popolazione

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Da tempo una delle principali preoccupazioni del popolo centrafricano è che il paese non venga spartito con la violenza tra forze rivali. Il colpo di Stato di marzo 2013 che ha dato il via alla guerra civile è stato condotto dai ribelli islamisti Seleka, provenienti soprattutto da Ciad e Sudan, guidati dal presidente (oggi deposto) Michel Djotodia. Molti temevano che l’offensiva fosse progettata da paesi stranieri per impossessarsi delle immense ricchezze del Centrafrica e ora quel timore si fa più concreto.

«DIVIDIAMO IL PAESE». Alla conferenza di pace che ha riunito negli ultimi giorni a Brazzaville esponenti del governo provvisorio e dei gruppi armati, i ribelli Seleka hanno ufficialmente chiesto che il paese venga diviso in un nord musulmano e un sud cristiano. Abakar Sabone, ex ministro musulmano, ha dichiarato a Reuters: «I Seleka rappresentano la comunità musulmana nel nord. La divisione c’è già di fatto perché tutti i musulmani ora si trovano nel nord del paese, dove il governo non ha alcun accesso. I musulmani del nord vogliono quello che chiedono i Seleka».

ORO E DIAMANTI. «Attualmente l’unità del paese non è in discussione» ha affermato Jean Marie Michel Mokoko, capo della forza di pace dell’Unione Africana dispiegata nel paese. In Centrafrica il 14,7 per cento della popolazione è di religione musulmana mentre i cristiani rappresentano il 66 per cento, con un restante 18,4 per cento di animisti. Il sottosuolo del paese è ricco di risorse, soprattutto oro, uranio e diamanti. Anche l’industria boschiva è molto redditizia. Se i ribelli Seleka, e di conseguenza Ciad e Sudan, riuscissero a impadronirsi del nord del paese, pur essendo una minoranza, si assicurerebbero anche una fonte ingente di ricchezza.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •