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Cattolici insieme per il bene comune

maggio 31, 2018 Silvio Restelli

Il 26 maggio i cattolici presenti alla Tavola Rotonda, espressioni di esperienze associative e politiche molto diverse, hanno cominciato a uscire dall’isolamento della frammentazione e del silenzio.

Sabato 26 maggio i cattolici presenti alla Tavola Rotonda, espressioni di esperienze associative e politiche molto diverse, con l’adesione dell’Associazione Esserci, hanno cominciato ad uscire dall’isolamento della frammentazione e del silenzio di fronte alla grave situazione esistente. La necessità di dare una risposta comune allo scenario che ci si presenta dopo le elezioni del 4 marzo è stata chiara.

Tutti gli intervenuti (Silvio Restelli del circolo Calabresi, Marco Invernizzi di Alleanza Catt – Giuseppe Cannella di Argomenti 2000, Paola Soave di Sindacato Famiglie, che ha inviato un intervento scritto letto da Innocenza Laguri – Mirko de Carli del Popolo della Famiglia, – Maurizio Broccanello di Forza Italia – Paola Bonzi del CAV Mangiagalli) (Massimo Ciceri di Voci di Santa Giulia Rogoredo non ha potuto partecipare per un grave lutto familiare – l’associazione “Esserci” aveva contemporaneamente la sua assemblea annuale a Bologna), partendo da posizioni differenti, hanno condiviso l’importanza di avviare un lavoro di dialogo e di confronto all’interno del mondo cattolico per affrontare insieme la grave crisi politica in cui siamo entrati; per essa la politica non è più la “forma più alta di carità” (Paolo VI) e/o l’attività determinante per la realizzazione del bene comune, ma pura ricerca del consenso indipendentemente dalla correttezza della risposta ai bisogni dei cittadini, subordinata agli interessi nazionali e sovranazionali costituiti.
Occorre ricostruire il nesso stringente tra fede, cultura e politica con la creazione di un ambito comune (comunità di dialogo) cui tutti possano partecipare nel rispetto della specifica identità politica.

Non si tratta quindi, in questa circostanza storica, di ricostruire un partito unico di cattolici che si rivolge al paese in forza della sua confessionalità, ma di proporre e rendere possibile una politica fondata sulla ricerca del bene comune in risposta ai veri bisogni dei cittadini. In questa circostanza storica i cattolici si possono aiutare per essere un fermento diverso. I cattolici infatti – hanno convenuto tutti i presenti – hanno dato il voto a partire da criteri che non affondano le radici nella loro esperienza di fede e nella cultura che ne consegue. Hanno seguito gli slogan martellanti proposti da forze in cui prevale la ricerca del consenso per il potere su un progetto di rottura con lo status quo (reddito di cittadinanza, flat tax, sicurezza, limitazione delle migrazioni, eliminazione dei privilegi, ecc..).

Un bene comune che parte da una concezione dell’uomo non come individuo isolato ma come persona che vive nella famiglia-società naturale e che, riconoscendo il dono ricevuto della vita, si gioca nelle relazioni sociali a partire dall’amore ricevuto; (bene comune) che parte da una natura che va conosciuta e utilizzata rispettandone le caratteristiche e rifiutando così l’orizzonte di dominio assoluto proposto dalla tecnocrazia dominante, fondata su un falso concetto di scienza (sapere pratico fondato su un dominio assoluto e sulla riduzione della realtà alla dimensione quantitativa e oggettivabile) (ecologia integrale). Un bene comune che parte dal riconoscimento dei diritti umani universali che devono essere accolti dalle legislazioni positive dei diversi stati senza trasformare i desideri soggettivi degli individui in altrettanti diritti civili.

Un bene comune che parte dal riconoscimento della democrazia e dello stato di diritto, che si fonda sulla autonoma capacità della ragione umana di cogliere la realtà e di individuare i valori che stanno alla base della convivenza e che possono impedire alla democrazia di trasformarsi in totalitarismo della maggioranza.
Un bene comune che riconosce il valore della cultura, della “tradizione dei padri” e della educazione e che propone alle giovani generazioni la possibilità di dare un contributo originale ad una storia che li precede e che potrà continuare, alimentando le radici comuni e rifiutando quell’azzeramento della memoria storica appiattita sul presente consumistico proposta dalla mentalità dominante.
Il cambiamento di epoca che stiamo vivendo ci richiede di essere insieme sulla proposta di una società che nella costruzione del nuovo possa edificarsi sui fondamenti di ciò che di buono abbiamo costruito insieme nel passato.

Gli interventi dei partecipanti hanno fatto intravvedere alcune ipotesi circa la modalità del lavoro comune. È emersa anzitutto, in un momento storico in cui i cattolici sono una esigua minoranza, la consapevolezza del valore della testimonianza a 360 gradi, cioè a tutti i livelli, a partire dalle relazioni interpersonali sino ad una controinformazione sui fatti, piuttosto che ad una riflessione non accademica sul patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa.
Un altro suggerimento circa il come lavorare è venuto anche dalla testimonianza di chi lavora nei corpi intermedi.

A) Il Forum delle Famiglie è un tentativo di risposta al bisogno di rendere vitale la famiglia e ha testimoniato il lavoro di costruzione di una rete tra le associazione e le richieste alla politica (molto rilevante l’approvazione in Lombardia della legge regionale 23/99) scaturite dalla loro presenza, richieste che chiedono sostegno e approfondimento
B) Il Cav Mangiagalli è un tentativo enorme di rispondere all’educazione alla maternità e alla vita utilizzando la parte della 194 che, pur nella sua enorme contraddittorietà ,richiama la costituzionale difesa e protezione della vita sin dal suo concepimento . La testimonianza cristiana del CAV sta nella risposta ad esigenze vere e gravi , contiene evidenti implicazioni politiche, ma il Cav ha anche chiesto di non operare in modo isolato. Si è accennato alla necessità che tante opere sociali e corpi intermedi siano culturalmente più consapevoli delle implicazioni del loro operare, e dunque delle implicazioni politiche del loro operare.

Queste suggestioni circa una modalità di lavoro in comune mostrano in controluce l’eccessivo isolamento di tante presenze che possono reciprocamente arricchirsi e crescere appunto in quella consapevolezza che dalla fede cristiana viene la relazione, che dalla relazione vissuta nella concretezza storica viene cultura, da cui la dimensione politica, perché le varie tipologie di relazioni più umane che si creano siano adeguatamente supportate con provvedimenti, leggi, istituzioni adeguate.

Tutti gli intervenuti si riconoscono comunque nelle prospettive indicate sopra, che si cercherà di portare avanti con nuovi incontri.

Circolo “L.Calabresi”
Alleanza Cattolica
Argomenti 2000
Sindacato delle famiglie
Associazione famiglie numerose

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