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Il caso che potrebbe cambiare per sempre l’eutanasia in Belgio

ottobre 30, 2015 Leone Grotti

Per la prima volta dal 2002, un caso di eutanasia è stato riportato alla giustizia: il dottor Marc Van Hoey indagato per aver ucciso la signora Simona, 85 anni, sana ma «stanca di vivere»

MARC-VAN-HOEY-BELGIO-EUTANASIA-SIMONA

Per la prima volta dal 2002, cioè da quando l’eutanasia è legale in Belgio, la Commissione incaricata di verificare che la legge non venga abusata dai medici ha passato un dossier alla giustizia, dopo oltre ottomila casi esaminati.
In Belgio un cittadino non può denunciare un medico per eutanasia illegale, né può recarsi alla giustizia, anche qualora abbia delle prove. Solo la Commissione federale di controllo e valutazione dell’applicazione della legge può farlo. Questa però è sempre stata inefficace, dal momento che può esaminare solo i casi che i medici volontariamente presentano.

CENTINAIA DI CASI. Questa volta però è andata diversamente e il caso del dottor Marc Van Hoey è stato riportato alla giustizia. Il medico non è una persona qualunque, ricoprendo la carica di presidente dell’associazione fiamminga per il diritto di morire Recht op Waardig Sterven (Rws). Van Hoey si è più volte vantato di aver ucciso centinaia di persone con l’eutanasia e tiene seminari sulla “buona morte” in tutto il paese.

SIMONA DE MOOR. Van Hoey è nei guai per aver ucciso Simona De Moor, 85 anni, sana ma «stanca di vivere» dopo la morte della figlia. «Non ho più una ragione per vivere. Io voglio morire. L’ho saputo cinque minuti dopo la morte di mia figlia». Il medico l’ha accontentata, ma la storia di Simona ha fatto il giro del mondo dopo che la sua eutanasia è stata raccontata in diretta nel documentario “Permettimi di morire“, come tempi.it ha già raccontato, andato in onda per lo show australiano Dateline.

«STANCA DI VIVERE». Nel documentario, Van Hoey spiega che la donna «soffre in modo insopportabile a causa della morte della figlia» e che la sua condizione è «incurabile». Non ha nessuna malattia però , «né fisica né psicologica»: «Non è neanche depressa, semplicemente è stanca di vivere». La stanchezza di vivere però non rientra nelle circostanze per le quali si può concedere l’eutanasia.

ATTO ILLEGALE. Il dottore inoltre ha sicuramente commesso un atto illegale: quando infatti una persona non è ragionevolmente in una situazione di fine vita imminente, come la donna anziana, è necessario consultare il parere di un terzo medico. Cosa che Van Hoey non ha fatto, lasciando intendere al giornalista che si tratta di una prassi già ripetuta decine di volte: «Non ci sarà comunque nessun problema, lo dico per esperienza personale».

EUTANASIA ILLEGALE. Il problema invece questa volta c’è stato e Van Hoey potrebbe essere perseguito per assassinio. Sarebbe il primo caso in Belgio e rischierebbe di distruggere la stessa idea di eutanasia legale. Secondo diversi studi, infatti, già il 27 per cento dei casi nelle Fiandre e il 42 per cento dei casi in Vallonia non vengono riportati alla Commissione. La legge dunque sarebbe già infranta su quasi un caso su due. Se un medico venisse anche condannato per omicidio dopo aver spedito il suo rapporto alla Commissione, che cosa accadrebbe?


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8 Commenti

  1. giovanna says:

    Sconsiglierei vivamente a chi ha già dimostrato ampiamente , più coi fatti che con le chiacchiere, di non avere alcuna voglia di vivere, di recarsi in Belgio.
    Sia mai.

  2. Lucia says:

    Temo che non manderebbero alcun rapporto a nessuno.L’arroganza di questa gentaglia è illimitata.Sono talmente sicuri di essere impuniti da farsi anche vanto di quello che fanno.Perchè dovrebbero autodenunciarsi?Bisognerebbe semplicemente dire che l’eutanasia ,attiva o passiva,è omicidio e non può esistere.

  3. To_Ni says:

    LUCA NULLO,
    tu non rispetti nessuno, per questo chiami “volontà” la depressione delle persone. Tutti siamo ad immagine e somiglianza di Dio, ma possiamo degradarci a non esserlo. Tu ti impegni molto ed i puoi interventi sono perle in tal senso.

    Il Belgio è uno stato canaglia. normalizzerà anche questi omicidi chiamandoli per legge legittimi.

    • Luca says:

      Molto più semplicemente, non sono così presuntuoso da credere di esserlo.
      L’omicidio del consenziente è un omicidio moralmente tollerabile, a parer mio, come l’omicidio per legittima difesa.
      Liberi di pensarla diversamente, per fortuna la democrazia ci consente di sostenere liberamente e pubblicamente le nostre idee.

      • To_Ni says:

        Ottimo presupposto di partenza:
        1) legittimi il fatto che posso dirti che hai l’insensibilità di chiamare “volontà” uno stato patologico come la “depressione” .. è una questione di punti di vista che “per fortuna la democrazia ci consente di sostenere liberamente e pubblicamente le nostre idee.”
        2) deduco pure che se tuo fratello, tuo padre, tuo figlio si trovassero in uno stato di “depressione” e qualche buon medico te lo sopprime , troveresti la cosa naturale , equiparabile alla legittima difesa ecc. . Non troveresti naturale curare la malattia perché lo troveresti “moralmente tollerabile”.
        Non so come vivi i legami tu…ma non vorrei esserti fratello, padre o figlio.

        PS: Non ci credo che l pensi veramente, cosi come non credo ad altre cose che mi hai detto in passato.

        • Luca says:

          Ribadisco, per quanto la cosa possa dispiacermi, non sarò mai tanto presuntuoso e arrogante da pretendere di sostituirmi ad un’altra persona che appaia in grado di intendere e volere, specialmente su una decisione così personale e intima come quella di terminare la propria vita.
          A volte invidio la vostra sicurezza “cieca e sorda”: se qualcuno manifesta la volontà di comportarsi diversamente da come fareste voi in una situazione analoga, concludete automaticamente che dev’essere preda della depressione o di qualche altro problema mentale che gli impedisce di ragionare “correttamente”, vi sentite autorizzati a ignorare ciò che chiede e a decidere in sua vece (per il “suo bene”, naturalmente).
          Ecco, molto più umilmente, riconosco di non sapere cosa sia “meglio” per un altra persona, e non mi rimane altro che fidarmi di ciò che quella persona dice.

          • To_Ni says:

            Tu non hai mai visto una persona depressa. Non scriveresti mai espressioni sorde del tipo “per quanto la cosa possa dispiacermi, non sarò mai tanto presuntuoso e arrogante …” (per mascherare un sostanziale disinteresse). Qui se c’è qualcuno che manifesta sicurezza cieca e sorda sei tu. Augurati di non avere mai in vita tua l’esperienza di una persona che ami che vive questo incubo. Vorrei vederti cosi elegante e tollerante per il pensiero altrui se si trattasse di tuo figlio e se poi andresti a “curarlo” in Belgio.

            • Luca says:

              Io non ho mai visto una persona depressa?? Se le tue certezze sono tutte così fondate, davvero non vorrei essere nei tuoi panni.
              Mia mamma ha sofferto per 20 anni di depressione, diagnosticata da diversi medici e lungamente curata (fino ad un esito positivo, almeno per il momento).
              Se a un certo punto avesse desiderato di morire, avrei tentato di farle cambiare idea ma di sicuro non le avrei impedito di mettere in pratica il suo proposito.
              Per quanto la scelta di una persona a cui voglio bene possa per me essere fonte di immenso dolore, non mi arrogo il diritto di porre veti.

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