Cannabis, non chiamatela “droga leggera”. «Strumentali le ragioni di chi vuole legalizzarla»

Parla a Tempi Giovanni Serpelloni, capo dipartimento delle politiche antidroga della Presidenza del consiglio dei ministri: «Chi ha a che fare con i tossicodipendenti sa che il 90 per cento ha iniziato con le canne»

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serpelloniMarijuana, smettiamola di dire che non fa male. Nella settimana in cui l’Italia torna a interrogarsi sulla possibilità di legalizzare la cannabis, è il Capo Dipartimento per le politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei Ministri Giovanni Serpelloni a spiegare a Tempi.it quanto sia importante non sottovalutare una serie di informazioni tecnico-scientifiche che mettono in luce chiaramente i danni che l’uso dell’erba arreca al consumatore: «È pericolosa per la salute mentale e fisica, propria e altrui». Serpelloni, medico, una vita professionale spesa a studiare e curare dipendenze, ricorda gli studi più recenti, dove emerge che a subire i maggiori danni sono i giovani: «Le conseguenze più gravi sono sulle capacità cognitive, specie se si comincia in giovane età». E cita un dato: «C’è uno studio, in particolare, che ha provato che chi fa uso di cannabis prima di 18 anni rischia una perdita del quoziente intellettivo di anche 8-9 punti». Per non parlare dell’incidenza che può avere in incidenti stradali e professionali, violenze o sulle persone che già hanno patologie psichiatriche.

RAGIONI STRUMENTALI. A far scoccare la scintilla sul tema della legalizzazione sono stati in questi giorni le parole di alcuni politici: aveva cominciato il leghista Fava («Credo valga la pena cominciare a parlarne seriamente»), gli aveva fatto eco il leader di Sel Nichi Vendola («Il proibizionismo non è altro che manna dal cielo per i narcotrafficanti»), per poi arrivare ad una proposta di legge firmata da Luigi Manconi (Pd). Tante posizioni, tutte sostenute da ragioni che Serpelloni non si fa problemi a definire «strumentali». A partire dall’uso che si vorrebbe fare della marijuana per scopi medici: «Esistono già farmaci che contengono cannabinoidi che possono essere utilizzati in alcuni casi. Ora che si parla di legalizzazione, non serve enfatizzare troppo questo scopo, basta guardare a quanto successo negli Usa: l’82 delle prescrizioni fatte a scopo medico risultano essere abusive».

NON E’ LEGGERA. La legalizzazione  che impatto avrebbe sulla criminalità? È vero che gli sottrarrebbe “quote di mercato”? «Anche questa è la solita storia. Questo modello è stato anche studiato da alcuni analisti economici. In realtà, l’impatto che la legalizzazione della marijuana avrebbe sui traffici illeciti sarebbe bassissimo: gran parte del commercio delle organizzazioni mafiose si costruisce sul traffico di sostanze più pesanti». Non ha neanche senso attuare una distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere con una divisione che in tanti, a partire da Matteo Renzi, hanno chiesto di reintrodurre. «Chi ha avuto a che fare con i tossicodipendenti sa che almeno il 90 per cento di loro hanno iniziato con la cannabis». E anche qui ci sono numeri che parlano chiaro: il 16 per cento dei ricoveri per intossicazioni acute da droghe è dovuto alla cannabis, un valore che cresce fino al 44 se esaminato solo tra i minorenni. «Come possiamo chiamare “leggera” una sostanza che produce simili effetti?».

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