Califfato. Il pericolosissimo doppiogioco della Turchia

Il Financial Times denuncia l’ambivalenza del presidente turco Erdogan, che lascia i curdi in mano allo Stato islamico pur di abbattere Assad

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

«In Europa, Stati Uniti e Medio Oriente tanti faticano a capire perché la Turchia, il paese con il secondo esercito più grande all’interno della Nato, permetta a un movimento irregolare jihadista di conquistare i suoi confini». Così un editoriale del Financial Times riassume il vero problema della conquista di Kobane da parte dello Stato islamico, sottolineando «l’ambivalenza della Turchia».

JIHADISTI ARRETRANO. I bombardamenti americani e arabi sono riusciti a far arretrare i terroristi islamici dai tre distretti della città siriana curda in parte conquistata nei giorni scorsi. L’assedio finale dei jihadisti alla città vicina al confine con la Turchia era cominciato a metà settembre ma ora i jihadisti sono stati ricacciati alle porte di Kobane. L’esercito curdo controlla sempre il centro del paese ma secondo gli analisti la caduta è solo questione di tempo se la Turchia non interviene.

TURCHIA E STATO ISLAMICO. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha schierato i carri armati lungo il confine ma non sembra intenzionato a intervenire. Anzi, impedisce a migliaia di curdi di entrare in Siria per aiutare i propri «fratelli», spianando la strada ai jihadisti. «L’approccio di Erdogan allo Stato islamico – scrive il Ft – è stato tortuoso. Dopo un lungo periodo in cui Erdogan è parso sostenere i militanti islamisti nella loro lotta contro il regime di Assad, ora ha appoggiato a parole i bombardamenti guidati dagli Stati Uniti. Ha anche cominciato ad aumentare la sicurezza al confine per impedire ai jihadisti stranieri di raggiungere la Siria», dopo averlo permesso per tre anni e mezzo.

siria-turchia-isil

ERDOGAN NON FA NIENTE. Ma proprio adesso che è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti, difendendo la città di Kobane, Erdogan non alza un dito e dichiara anzi che «la città è perduta». Questo atteggiamento ha fatto infuriare i curdi, che sono scesi in piazza in diverse città turche per protestare. Negli scontri con la polizia ieri sera sono morte almeno 12 persone. Secondo il Ft, «la Turchia non vuole aiutare i combattenti curdi siriani che difendono Kobane perché sono affiliati al Pkk, che è stato in guerra con Ankara per 30 anni. Per citare le parole di Erdogan: “Per noi il Pkk è come lo Stato islamico”».

ANTICO PROGETTO. La Turchia sta cercando di barattare il suo aiuto alla coalizione in cambio di bombardamenti contro il regime di Assad, ma Obama è riluttante. Erdogan infatti non ha rinunciato al suo antico progetto: creare una cintura di Stati sunniti – sconfiggendo di conseguenza gli sciiti in Iraq, Siria e Libano – sotto egemonia turca. In questo senso lo Stato islamico gli fa comodo. Questo atteggiamento «equivoco» però alla lunga potrebbe danneggiare lo stesso Erdogan perché, conclude il Ft, «l’Isis è un grave pericolo per l’intera regione, Turchia compresa. Per quanto grande sia l’inimicizia che Erdogan nutre per Assad o per il Pkk, i rischi che una tale minaccia al confine pongono al suo paese sono enormi». Ancora peggio, se la Turchia non intervenisse per fermare lo Stato islamico, potrebbe alienarsi «la fiducia dei suoi alleati» e ritrovarsi sola contro i jihadisti, pronti a«colpire obiettivi occidentali in territorio turco».

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •