Bonzi: «Lasciare un figlio nelle ruote degli esposti è meglio che abortire»

Intervista a Paola Bonzi (Cav Mangiagalli) in merito alla decisione dell’Onu di dichiarare illegali le baby box. «Perché il loro sacrificio non sia vano, vanno fatte sentire delle buone madri. Hanno dato una possibilità di vita»

«Certo che è un diritto del bambino di vivere con i suoi genitori, ci mancherebbe altro, ma se li mettono nella ruota è perché i genitori non ne vogliono sapere, quindi non credo che ci sia molto da discutere». Risponde così a tempi.it Paola Bonzi, fondatrice del Centro d’Aiuto alla Vita nella clinica Mangiagalli di Milano, commentando la decisione dell’Onu di ritenere illegali i baby box (le ruote degli esposti) perché violano il diritto che ogni bambino ha di «conoscere i genitori e a essere allevato da essi».

Paola Bonzi è una esperta conoscitrice di “mamme”. Qualche anno fa, in occasione del venticinquesimo anniversario della fondazione del Cav, è uscito un suo libro, Oggi è nata una mamma (San Paolo, con introduzione di Giuliano Ferrara), in cui ha raccontata la sua esperienza d’amore e di aiuto verso tutte quelle madri che hanno optato di dare la vita anziché negarla. Lei si sente mamma di undicimila mamme, tante sono quelle donne che, grazie a lei e a tanti volontari del Cav, hanno “cambiato idea”. «Noi ci occupiamo – spiega – di donne che sono all’inizio della gravidanza, in particolare nel primo trimestre. Viviamo con loro la gravidanza e cerchiamo di essere loro vicine nel momento del bisogno, sia da un punto di vista psicopedagogico sia da un punto di vista di aiuto materiale».

È sulla base di questa esperienza che Bonzi dice di essere convinta che basta il buon senso per affermare che «piuttosto che ricorrere all’aborto, allora è meglio che la madre utilizzi le baby box». Anche se, aggiunge, «ciò non toglie il fatto che, in ogni caso, di un distacco si tratta. Per questo è sempre importante poi rimanere al fianco di quella donna». Anzi, forse ancor di più. Perché anche una scelta così dolorosa possa dare frutto e affinché anche un sacrificio del genere non si sfilacci nel tempo come rimorso, Bonzi aggiunge un’annotazione a suo modo sorprendente: «Queste persone vanno fatte sentire delle buone madri, perché anche se la vicenda si è conclusa con un abbandono, comunque loro la vita l’hanno data». Hanno fatto una scelta coraggiosa e difficile, quando – per come è la mentalità oggi del mondo – sarebbe stato più facile scegliere di negare. «Se hanno scelto di dare una possibilità al bambino che hanno portato in grembo, in ogni caso sono state eroiche. Non vanno abbandonate, anzi. Vanno rinforzate e rese consapevoli del loro gesto».