Viva Palermo, dove tutti (proprio tutti) vivono la memoria di santa Lucia

santa-lucia-siracusa-wikipediaSono stato a Palermo per presentare il libro che raccoglie le Cartoline dal Paradiso ed era il 13 dicembre, santa Lucia. Non sapevo che i palermitani quel giorno non mangiano pasta né pane per ringraziare santa Lucia per l’arrivo, secoli fa, di un carico di grano in un periodo di carestia. La tradizione vuole che si mangino le arancine di riso, panelle fatte con farina di ceci e un dolce chiamato “cuccìa”, confezionato con grano bollito e altri ingredienti che lo rendono gustoso e sano. Non è una tradizione di “alcuni” palermitani: la vivono “tutti” i palermitani. Ognuno che ho incontrato me ne ha spiegato qualche particolare in più.

Mi sono chiesto perché mi piace tanto l’amore alle tradizioni dei padri che è così vivo in questa città aperta al mondo intero e refrattaria alle mode del momento. La venerazione dei padri è nel cuore della natura umana. Il Dio fatto uomo è “Figlio”, un figlio che ringrazia continuamente il padre e desidera compiere la sua volontà. Un figlio che ci ha insegnato il “Padre nostro” e chiamava Dio Padre “abbà”, cioè papà. Il Paradiso per noi sarà tornare a casa, nella casa del Padre, dove ci vogliono bene: diremo “che bello, sono a casa!”. Chi non sa chi è il proprio padre desidera imperiosamente di conoscerlo e noi cristiani lo conosciamo. Dai padri proviene un’eredità non solo di cose ma di abitudini, affetti, devozioni. Le tradizioni conservano qualcosa di sacro. Stimo i popoli che le coltivano. Le tradizioni hanno in sé un anticipo di Paradiso.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •