Visione e azione

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In un importante convegno sull’insegnamento, ospitato poco tempo fa nell’Ateneo di Bologna, il Rettore, prof. Ivano Dionigi, ha parlato, nel suo saluto, di storia, nel duplice significato di VISIONE e AZIONE.

Il primo termine richiama alla memoria un verso di Karol Wojtyla: Io credo tuttavia che l’uomo soffra soprattutto per mancanza di “visione” (K. Wojtyla Pensiero-strano spazio 1952), inserito in un componimento dedicato alla figura di Giacobbe (non a caso il suo nome sarà mutato in Israele).

Potremmo parlare di visione come consapevolezza dello scopo o rapporto con il destino:
Nelle madri vi sono istanti in cui il mistero dell’uomo
scocca nelle pupille il primo lampo profondo
come il tocco del cuore dietro la tenue onda dello sguardo
(K. Wojtyla, Maturo raccoglimento)

Il secondo termine, res gestae, è particolarmente prezioso: la parola gesto viene infatti da un verbo latino che significa portare.
Portare cosa?
Portare il significato.
Il gesto è lo sguardo, la parola, l’azione, il pensiero che porta dentro lo spazio e il tempo il significato delle cose.

Come ha detto un amico: quando è gesto, quando porta dentro il senso, lavare i piatti può essere come il discorso di Lenin sulla Piazza Rossa per la rivoluzione.

Nel dilagare confuso di tanta non-storia, e non-visione, e non-gesto questa osservazione va tenuta presente con attenzione.

Foto da Shutterstock


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