“Vai al gabbio, ladro. Buttate la chiave”. Quel modo belluino di smacchiarci la coscienza

Non so voi, ma io mi sento un po’ soffocare, un po’ svanire, in una campagna elettorale come questa. Non per la politica, non per i candidati, ma per tutto quello che ruota attorno. Ad ogni elezione, spuntano improvvisamente, inchieste, avvisi di garanzia, il tintinnio delle manette che mette ardore in alcuni cuori e ne spaventa altri. Non è la giustizia, in senso istituzionale. Non è quello che fa la magistratura, non è il suo effetto politico. A soffocarmi, non sono le inchieste, non sono solo le inchieste. A soffocarmi, e a farmi venire la voglia matta di reagire, è quel senso di giustizia che in fondo non è tale. È solo una maschera dell’odio.

Di fronte al tintinnio delle manette, al rumore assordante e silenzioso delle carceri, a quel buio pieno di giustizia chiamato galera, sono le reazioni. Sono le reazioni di quelli che esultano per la pulizia etnica degli immorali, per la pulizia matta di chi, ipotizzando che abbia sbagliato, finisca dove deve finire. In galera. Al gabbio: “Vai al gabbio, ladro. Buttate la chiave”. Ah, che senso di liberazione, devono provare costoro. Un misto tra un senso di giustizia, e un senso di liberazione. Ah, finalmente la terra è più pulita. I mascalzoni sono tutti dentro. Continuiamo così. Eliminiamoli. E chi non si è mai sentito un po’ partecipe di questa voglia matta di ripulire il mondo?

Sembrano cose lontane, eppure sono così vicine, sono così evidenti, che ci appartengono. Ci prendono. Da uomini, ci facciamo prendere dal gusto di farci giustizia. La vogliamo la giustizia. Anch’io la vorrei. Ma quando esulto per un uomo che va in galera, non ho più i tratti dell’uomo. Ho i tratti dell’istinto animale. Quella voglia animale di ripulire il mondo. Di rimetterlo in ordine. Di rimettere in santa pace la mia coscienza. Perché un uomo in galera fa due effetti: mi fa piangere se amo, mi fa esultare se odio. Non è la galera il nostro scopo: lo scopo è la vita. E se amo, se ho quel senso di umana bellezza chiamato amore, beh di fronte ad uomo che va in galera (anche se giustamente) piango. Anche senza lacrime, ma piango. Lo sai benissimo, che la galera non ti dà nulla per riempire quel senso di vuoto, nulla a quel senso di insoddisfazione che senti quando ti alzi. Esulti per la galera altrui perché speri che quel modo di giustizia riempia quel senso di vuoto. E invece? E invece il vuoto aumenta. Allora deve aumentare anche la galera. E così via. Fino ad arrivare poi al vuoto senza soluzione apparente. Io l’unica perfezione al mondo. Ma poi il film è già finito. E la vita è già andata. Tu, e quelli altri al gabbio.

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