L’uragano Irma punta proprio casa Trump, e noi sappiamo perché

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Innanzitutto ci corre l’obbligo di scusarci con i lettori per la lunga assenza di questo blog. Sappiano comunque i nostri compagni di lotta democratica che non è per banale svogliatezza che ci siamo temporaneamente ritirati dalla pugna, no. È stato Trump a obbligarci al ritiro forzoso. Da quando c’è lui alla Casa Bianca siamo assaliti da una pigrizia invincibile. Manco tre righe siamo riusciti a mettere in fila in questi lunghi mesi. Sarà un caso? No, ovvio.

A proposito di casi. Non è che vogliamo prendere sotto gamba la distruzione e la morte che l’uragano Irma sta seminando tra i Caraibi e (presto) la Florida. Ma cari amici, in questo tragico frangente nulla ci sembra più urgente del dovere di fare nostra la domanda che si è posto ieri il grande Vittorio Zucconi in un commento rilanciato in prima pagina su Repubblica.

«È soltanto una coincidenza se il più feroce uragano da almeno cent’anni che ha fatto di Houston un’Atlantide moderna e oggi Irma la Truce che sta rotolando verso la Florida con una violenza inaudita, anche in quella lingua di paludi e sabbie che tante bufere ha vissuto, cadano, a così breve distanza l’uno dall’altro, sulla presidenza americana che più di ogni altra si è proclamata scettica? Quella presidenza che, dopo avere denunciato l’accordo di Parigi sul clima come un complotto per danneggiare l’America, ha sistematicamete picconato le agenzie governative di protezione dell’ambiente, ridotto il controllo sulle raffinerie, spinto il ritorno al peggiore dei combustibili fossili, il carbone, ora deve confrontarsi con la vendetta della Terra».

Ecco. È soltanto una coincidenza che l’uragano Irma colpisca l’America proprio adesso? Bella domanda, ma i lettori di questo blog sanno già la risposta. No che non è una coincidenza. L’uragano è colpa di Trump. Eccome se lo è. Infatti «punta casa Trump», titola Repubblica. Gli porta un «messaggio». «Dice al presidente che la Terra, l’atmosfera, gli oceani sono in collera con lui. Il clima non vota alle elezioni e non legge trattati o regolamenti edilizi, ma fa politica e le coincidenze raccontano spesso la verità, come sanno i lettori di romanzi gialli e i detective». E come sanno i followers di Zucconi. Trump-rovina-cose e un po’ questo flagello se lo merita. Diciamolo.

Sì ma i morti? Che cosa avevano fatto di male le vittime di Irma alle Antille, alle Isole Vergini, a Portorico? Chissà. Qui non possiamo escludere che fossero tutti trumpisti, ma per ora è meglio non sbilanciarsi e concentrarsi sulle cose importanti, come fa giustamente il nostro maestro Zucconi:

«Irma, se alcune previsioni sono corrette, potrebbe puntare direttamente su Palm Beach, sulla lingua di sabbia dove Trump ha il proprio pacchiano castello disneyano, Mar-a-Lago. Se dovesse abbattersi sulla sua reggia, forse Trump ascolterebbe finalmente quello che Madre Terra gli sta disperatamente mandando a dire».

A questo punto possiamo solo sperare che sia così. Trump ha provocato l’uragano: che se lo prenda a casa sua. Chi rompe paga. Dopo di che, a parte augurargli tutti i danni patrimoniali possibili, quello che possiamo concretamente fare noi militanti antitrumpisti affinché il «messaggio del clima impazzito» giunga effettivamente a destinazione come una bastonata sul capoccione platinato di quel bifolco, è magari sottoscrivere l’assai opportuna petizione per cambiare nome all’uragano: da Irma a Ivanka. Dice: ma che c’entra la figlia di Trump? C’entra, c’entra. Se il mondo va a rotoli, è colpa di Trump, ma lei ha «twittato sulla riforma delle tasse nelle ore del disastro dell’uragano Harvey», spiega Repubblica. Abbiamo bisogno di altre prove?

Non è finita. Infatti, se è evidente che l’uragano è colpa di Trump, altrettanto evidente è che sarà colpa di Trump anche l’eventualità in cui la nazionale di calcio degli Stati Uniti dovesse prenderla in saccoccia al girone di qualificazione al Mondiale.

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La prova inoppugnabile di ciò l’ha fornita il ct degli statunitensi Bruce Arena: «Certi discorsi che fa Trump colpiscono popoli e paesi dell’America centrale, e quindi anche i loro calciatori. I quali poi quando giocano contro di noi lo fanno con particolare ardore. Per non parlare del tifo contro».

Ribadiamo. Colpa di Trump l’uragano Irma, colpa di Trump la pippaggine calcistica degli Stati Uniti. Sarà colpa di Trump anche il pazzesco terremoto in Messico? Se «il clima fa politica» e i calciatori fanno politica, farà politica anche il sisma? E se non è colpa di Trump, di chi sarà la colpa? Dai che lo sapete. Un paio di variazioni sul tema – tratte di nuovo da Repubblica – potrebbero illuminare (oppure confondere per sempre) perfino i cuori più duri, cioè trumpiani.

La prima è questa:

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E questa è la seconda:

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Assurdo, oscurantista, bigotto e omofobo incolpare la lobby Lgbt per i terremoti. Sbagliata, antiscientifica e pure un po’ razzista l’ipotesi che il ritorno della malaria sia “colpa dei migranti”. Solo di Trump può essere la colpa di qualsiasi cosa. È vero che Madre Terra fa sempre politica, ma tutti sanno che votava Hillary.

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