Una colonna sul Corriere del 1943

L’unica compagnia possibile tra i nostri pianti e rovine

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Un figlio ha trovato su una bancarella la prima pagina del Corriere della Sera del 9 settembre 1943. “ARMISTIZIO”, è il titolo a nove colonne. Sotto, il messaggio di Badoglio. In “Folle commosse a Milano” leggo: «In piazza Duomo, la folla è rimasta fino a tardissima ora. La luna dominava un cielo tersissimo, quando sono tornati dalla campagna molti sfollati. Appena giunti nei paesi ove sogliono passare la notte avevano saputo la notizia e s’erano affrettati a tornare». Hai trovato un pezzo di storia, dico al figlio. Poi mi viene la curiosità di leggere sul retro. Cronaca, necrologi, annunci economici. E su una sola colonna, in alto, questa storia.
Pisa, settembre 1943. La signora Gisella Congiu, sfollata dalla Sardegna e accolta
dai parenti nel rione di Porta a Mare, si è portata con sé dall’isola un antico quadro
della Madonna dei sette dolori. La notte del 31 agosto un bombardamento distrugge
la casa, ma la Congiu è salva.

 

Il pensiero della Madonna abbandonata però la tormenta. Una notte, scrive il Corriere, «si svegliava di soprassalto sotto l’impressione di un sogno: le era apparsa la Madonna in lagrime e le aveva detto di portarla via dalle rovine. La signora Congiu si vestiva e scendeva in strada: aiutata dalla luna che spandeva un po’ di luce sulle macerie, affannosamente si dava alla
ricerca della sacra immagine. Ma il suo lavoro sarebbe riuscito inutile se ad un
tratto non si fosse veduta sorgere accanto una figura di donna vestita di nero, dalle
mani bianchissime. Senza scambiare parola, la misteriosa donna accennava un
cantuccio nella casa, sbarrato da una grossa trave. Ed ecco, in una nicchia, il quadro.
Mentre la signora Congiu si chinava per raccogliere l’immagine, poteva vedere
nell’ampio abito nero della compagna un lungo strappo. Voltatasi per ringraziarla
dell’aiuto datole, non scorgeva più alcuno».

 

«Impressionata dal misterioso incontro – continua il cronista del Corriere – la
signora si affrettava ad allontanarsi dalle rovine
. Al mattino, esaminando il quadro, si accorgeva che un lungo strappo si era prodotto nell’abito della sua immagine, giusto nel punto in cui aveva notato la lacerazione nell’ampia gonna della
sua soccorritrice della notte precedente. La notizia dell’avvenimento, che ha del
miracoloso, si è sparsa in un baleno fra la cittadinanza pisana, e moltissima gente
corre a vedere la Madonna dei sette dolori». Che singolare storia, dietro i caratteri cubitali di “ARMISTIZIO”. Dietro la Storia, una storia di fede popolare, di una Madonna perduta fra le macerie, di una donna che la cercava alla luce della luna – la stessa luna chiara che illuminava la folla in piazza Duomo, la notte dell’8 settembre.
Ora – ripiego con delicatezza il giornale ingiallito – tutto sembra così lontano. (Sembra crepitare la carta, di tante speranze morte). E quella Madonna? La piccola storia su una colonna, di tutte è la più viva. Che su quelle nostre macerie e pianti fosse scesa, in persona, la Madonna, possibile? A salvare una sua icona. Il suo volto di dolore. Quasi fosse, tra i nostri lutti e le nostre rovine, la sua l’unica compagnia, il solo abbraccio possibile.

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