Quello che fecero un tempo i monasteri oggi tocca alle famiglie

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

La navicella della Chiesa non affonderà anche se è continuamente minacciata. Nei secoli passati le persecuzioni dall’esterno e le lacerazioni all’interno non sono mancate, e oggi sembra che l’unità della Chiesa sia fuori discussione. Stavolta la minaccia viene dall’onda ateistica che usa i penetranti mezzi di comunicazione.

Chi salverà la Chiesa? Nel dilagare delle invasioni barbariche i monasteri salvarono e diffusero i semi della fede, della cultura e del vivere civile. Oggi sono le famiglie che sono chiamate ad essere il focolaio di amore, di fede e dei fermenti culturali che potranno consentire una rinascita di una civiltà cristiana dalle ceneri che ricoprono le menti e i cuori dei fedeli tiepidi, soggetti all’influenza della cultura dominante.

Non è facile il compito della famiglia. Deve sopravvivere alle difficoltà economiche e culturali come una tenda nel deserto esposta ai venti e alle intemperie. È utile la devozione alla coppia di amici di san Paolo Aquila e Priscilla, marito e moglie, che esercitarono un apostolato audace, personale, e ospitarono nella loro casa la comunità della Chiesa primitiva.

Oggi la Chiesa, che dispone di una organizzazione gerarchica e di movimenti efficienti, conta soprattutto sulle famiglie il cui ambiente deve essere particolarmente attrezzato: un clima allegro e sereno, una fede reale che alimenti un rapporto personale intenso con Dio con la coscienza di essere in missione per conto Suo. I monasteri di oggi sono le case dei cristiani.

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