Un raggio di sole in dono, l'”istante consistente” di Giussani

finestra-sole-shutterstock_293717390Pubblichiamo la rubrica di Marina Corradi contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Milano, giugno. C’è questo raggio di sole che intorno alle sette e trenta del mattino, ma solo nei giorni del solstizio d’estate, entra dalla finestra della mia camera, affacciata su un cortile altrimenti sempre ombroso. La sera lascio spalancate le imposte, perché al mattino il mio raggio non trovi ostacoli. Mi piace svegliarmi nell’aura del sole che, scavalcato il tetto del palazzo accanto, penetra nella stanza, svelando nell’aria il fluttuare di un pulviscolo d’oro. Apro gli occhi, e li richiudo. Attraverso le palpebre vedo ancora la luce, color arancio. Il giovane raggio del mattino già mi scalda le guance. Mi ci crogiolo, come fanno i gatti, che fedelmente sul balcone lo aspettano, e ci si rotolano dentro.

Forse davvero, mi dico riemergendo dai sogni, quasi sempre cupi, il segreto è nell’istante. È nel riconoscere nell’attimo presente ciò che ti viene donato, e senza una ragione, gratuitamente. Come questo mattino di giovane estate e questo sole chiaro. E le facce dei figli che vengono a salutarmi prima di uscire. Anche questi tre, mi dico, li avrei forse potuti immaginare?

Quando ero adolescente dicevo che non capivo cosa fosse l’istinto materno. I bambini non mi interessavano. L’idea di averne uno che mi aspettasse e avesse bisogno di me, mi terrorizzava. Non volevo che nessuno avesse bisogno di me. Non volevo essere di nessuno.

E pensa invece – mi dico, gli occhi chiusi, nel mio raggio – quanto me ne sono scoperto, di quell’istinto che avevo negato. Qui dentro, sorrido fra me, oltre ai figli, e al marito, anche i gatti, e il cane che ho raccattato, cucciolo, al sud, paiono convinti che io sia la loro mamma. Quando c’è un temporale e i tuoni e i lampi, i gatti e il cane mi si rifugiano accanto, come facevano i figli, da bambini. E la loro innocenza mi incanta.

Il Papa nella Laudato si’ dice che ogni creatura vivente, col suo essere, dà lode a Dio. Questo gatto rosso, per esempio, trovato davanti a una stalla, in montagna. So che c’è gente che direbbe con sufficienza: è solo un gatto. Ma sapete quale meraviglia sono le zampe di un gatto, elastiche e potenti come molle, e le sue vibrisse, che tastano le cose senza nemmeno toccarle? Quanti terminali nervosi ci sono nel naso di un gatto, e quanti segnali a noi impercettibili decodificano? A una carezza il gatto prorompe in sonore fusa – che è il verso di gioia che fanno da cuccioli, quando la mamma li allatta. Sorrido ancora. Sì, il segreto è nell’istante, in quella scheggia di secondo in cui, prima di ogni altro pensiero, vedi che tutto, intorno a te, è un miracolo.

Un piccolissimo libro di Giussani parlava di questo: l’“istante consistente”, lo chiamava. Io, giovane, non capivo cos’era questo istante, però l’idea mi affascinava, e leggevo e rileggevo tanto quel libro che il primo figlio, a due anni, lo fece a pezzi con le forbici, geloso. È ancora in libreria, tutto tagliato. Ma ora, mi sono detta stamane, forse finalmente ho capito. Forse ho trovato quell’istante in cui ti colma, per un momento, una pienezza che non ti appartiene.

Foto finestra da Shutterstock


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