Un mondo da ricostruire

A metà settembre mi godo gli ultimi giorni di vacanza nell’arcipelago di Maddalena, un posto incantevole fra la Sardegna e la Corsica di cui sono originario. Passo in rassegna gli eventi locali e decido di non perdermi la presentazione di un libro scritto da Gianluca Lioni, quarantenne del posto, portavoce del ministro Franceschini dell’attuale governo. E poi il giorno dopo è domenica e ci sarà una Messa all’aperto per gli ultimi turisti che gravitano a Caprera: conosco il posto, bello e suggestivo al calar del sole, proprio a quell’ora.

Così, in due giorni, farò visita alle due ‘chiese’ di un tempo, o almeno a quel che resta degli ambiti che si contendevano e dividevano le masse: ho vissuto le piazze gremite all’insegna di falce e martello e le chiese affollate ogni domenica, i cortei studenteschi e gli attacchi in università a gruppi di convinti cattolici.

Per la presentazione del libro si è mobilitata tutta la sinistra locale, in particolare quelli delle associazioni culturali. È presente una cinquantina di persone di una certa età, che – dopo il mare e relativa doccia – si è messa il vestito adatto all’evento. Qualcuno indossa la giacca di lino, le signore hanno la collana e gli orecchini. Mi guardo attorno. Mancano i giovani.

Eppure il libro presentato è un giallo, probabilmente adatto a loro e comunque niente di impegnativo. L’autore e la presentatrice – una giornalista venuta apposta da Roma – potrebbero essere figli di molti tra gli intervenuti. Appartengono tutti alla stessa area culturale e forse un giorno hanno sognato la rivoluzione del proletariato.

Il giorno dopo vado alla Messa vespertina come da programma. La luce che filtra tra i pini e si appresta a scomparire nel mare, il cielo che comincia ad arrossarsi, tutto invita al raccoglimento. Mentre il prete indossa i paramenti non c’è il brusio che aveva preceduto la presentazione del libro il giorno prima. Ma i presenti sembrano gli stessi. Stesso numero, stesso aspetto, stessa età… C’è anche un cane, accucciato ai piedi della padrona. Un amico “fedele”.

Compaiono due giovani che accompagnano la Messa, cantando e suonando la chitarra. Quasi nessuno dei fedeli si unisce ai canti, che disturbano anziché favorire il clima di preghiera.

Forse i presenti rimpiangono i tempi in cui intonavano la “Salve Regina” guidati dall’organo, e i preti insegnavano ai giovani che durante la Messa si rinnova il sacrificio di Cristo morto e risorto per noi: Buona Novella ed un’unica Verità da annunciare a tutti…

Il prete, nell’omelia di oggi, non ne parla. Comunque non ci sarebbero giovani ad ascoltarlo.

Torno a Milano per l’inizio della settimana di lauree al Politecnico. Per ogni candidato alla corona d’alloro, solo tre persone sono ammesse alla consegna dell’attestato, per via del “distanziamento” rispettato almeno nelle aule. Mi ritrovo per la laurea in ingegneria di mio nipote, invitato assieme ai suoi genitori, fra decine di giovani allegri ed emozionati e molti di più assiepati in cortile che assistono dietro le vetrate del piano terra. Sono i compagni di corso, gli amici e le morose, convenuti per il sostegno di rito che si esprime con applausi più o meno intensi in base alla popolarità del laureando. Alla fine, tutti fuori per le foto con parenti e amici, in gruppi sparsi nel vasto cortile attorno ad ogni laureato. E poi via a festeggiare sciamando verso l’uscita, in un clima di vitalità ed entusiasmo. Sono giovani che si apprestano ad entrare nel mondo degli adulti. Da ricostruire.

Mi tornano alla mente alcuni versi dei Cori da «La Rocca» di T.S. Eliot:

In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi […] Dove le travi sono marcite
Costruiremo con nuovo legname
Dove parole non sono pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio
C’è un lavoro comune
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno
Ognuno al suo lavoro.

Walter Izzo via email