Un calendario del 2017

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La signora A. quel mattino uscì di casa e le cadde l’occhio sulla vetrina del cartolaio, dove campeggiava un grande calendario nuovo dell’anno 2017. La signora A. ebbe un brivido, ma non di freddo, nella piovosa mattina di novembre. Quei dodici fogli bianchi, quella carta immacolata, 365 giorni pronti a farsi tempo, e vita. Con tutti i suoi misteri e i suoi dolori. La signora A. tirò il cane verso il bar di ogni mattina. Non le sembrava un buon giorno per acquistare il calendario nuovo, quello. Magari, domani.

Andò al bar dei cinesi a bere il caffè. C’erano già quelli che giocavano alle slot, e il solito pensionato con gli occhi fissi sulla tv accesa. Magari, pensò A., l’anno nuovo si sarebbe presentato così: dimesso, familiare. Tante mattine in cui avrebbe portato fuori il cane, avrebbe bevuto il caffè e sarebbe poi andata al lavoro. Lavoro? Ci sarebbe stato ancora lavoro per la signora A., ormai ultracinquantenne, in quella azienda piena di giovani colleghi? O non le stavano forse gentilmente facendo capire che non era più necessaria?

Ma questo in fondo era il meno. Era il resto ad allarmare A.

La salute del marito, per esempio. Era ingrassato, fumava e mangiava troppo. E i figli? I figli, benché bravissimi ragazzi, presentavano comunque gravi incognite. Sempre in giro in auto, di notte, e con la nebbia, e lei a tremare finché non sentiva le chiavi nella serratura. La femmina, poi, solo a pensarla nei vagoni vuoti del metrò, la sera, il cuore le si stringeva. E gli amici? F., R., L. e gli altri: sarebbero rimasti tutti accanto a loro? Ogni tanto, d’improvviso, qualcuno della compagnia veniva a mancare. A. aveva l’impressione che mirasse su di loro uno sconosciuto cecchino. Ma si preoccupava anche del cane: sarà solo un animale, pensava, ma se mi tolgono quei suoi occhi nocciola mi cade un pezzo di cuore.

Dunque la signora A. diffidava profondamente del calendario del 2017 esposto disinvoltamente in vetrina, come fosse una cosa da niente. Bisognerebbe essere più cauti con i calendari, pensava; bisognerebbe andarci piano, col tempo che deve venire.

Rincasò, si sedette in cucina, nel tepore di quell’ormai collaudato novembre 2016. Chissà, si chiese, se tutti hanno questa maledetta paura del tempo che viene? Io non ce l’avevo, da giovane: è invecchiando, che cresce. Il fatto è, si disse lasciandosi andare stancamente contro la spalliera della seggiola, che bisognerebbe avere fede, veramente. Bisognerebbe sapere che Dio ti guarda, e ha preparato per te un destino buono. (Una parte di A. insorse: e tua madre, tua sorella, e quella tua amica, quale destino buono hanno avuto?)

Volevo dire, si corresse, un destino magari invisibilmente buono, un destino buono che capirai, un giorno.
Già, bisognerebbe crederci veramente. Io, si disse, ci credo con la testa, ma non in fondo al cuore. Si alzò, spazientita da quella sua irrimediabile costante irrequietezza, e andò al lavoro. Dalla vetrina il calendario del 2017 la guardò di nuovo. Non lo compro, si ostinò la signora A. – triste, come chi non sa confidare in un padre buono.

Foto calendario da Shuterstock

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