Putin deve pagare, ma bisogna tenere aperti i canali utili alla diplomazia

Proteste a Londra contro la Russia per la guerra in Ucraina
Proteste a Londra contro la Russia per la guerra in Ucraina (foto Ansa)

Sul Post  si scrive: «Martedì si sono intensificati i bombardamenti russi su tutte le principali città dell’Ucraina: hanno colpito anche obiettivi civili causando vari morti. Nelle ultime ore si sta combattendo in particolare a Kherson, una città del sud piuttosto grande, e Kharkiv, dove nelle prime ore di mercoledì sarebbero arrivate nuove forze di terra dell’esercito russo. Per oggi sono previsti nuovi colloqui tra Russia e Ucraina, dopo che quelli svolti lunedì si erano conclusi senza alcun risultato . L’incontro però deve ancora essere confermato dalle autorità ucraine». Continua il dramma della guerra ucraina, nuovi scontri e qualche minima speranza nelle trattative tra Kiev e Mosca. E’ indispensabile che l’Occidente faccia sentire tutta la sua pressione sui russi invasori, ma è necessario anche tenere aperti tutti i canali utili alla diplomazia e alla politica.

Su Tpi Almerico Bartoli scrive: «Il sottosegretario agli Esteri britannico ha dichiarato che “i suoi leader militari sanno che Putin è sempre più isolato e illogico, i generali russi hanno i mezzi per farlo cadere e noi gli chiediamo di agire”. Lo stesso concetto è stato sottolineato anche dall’analista dello European Center for Foreign Relations Kadri Liik, secondo cui “La società russa è esausta e vuole un cambiamento al vertice. Potrebbe passare del tempo prima che le conseguenze della guerra in Ucraina lo producano, ma con l’invasione Putin ha messo una bomba sotto il proprio personale sistema di potere». Una parte delle speranze del fronte atlantico che sostiene Kiev, è che il sistema di potere di Vladimir Putin possa rapidamente crollare. Non manca però chi avverte sui pericoli di mettere con le spalle al muro la seconda potenza nucleare del Pianeta

Su Strisciarossa Sergio Sergi scrive: «È tornato ad essere questo il sentimento prevalente in Russia? Non proprio. Il mondo giovanile guarda il mondo e non intende assecondare i venti di guerra. Certamente, c’è il presidente della Duma, Vyaceslav Volodin che dichiara: “Il conflitto che dura in Ucraina è necessario e benefico per gli Stati Uniti, che hanno riempito il paese di armi”. C’è l’appello che rimbalza all’estero di 664 ricercatori e professori di scienza per la fine immediata della guerra che è “un salto nel nulla”. C’è il giornale “Novaja Gazeta”, unico di netta opposizione, che fa parlare il capo dell’Unione di Destra, Leonid Gozman: “Noi non abbiamo né una vera Duma, né una corte costituzionale, né uno Stato. C’è una entità collettiva, la cerchia degli amici di Putin che lui consulta. Anche questo è uno Stato, imperfetto ma c’è. Qual è il problema del Politburo o di una cucina? Sapere solo di cosa sono costruiti». In un sito di ex comunisti molto legati al proprio passato si può leggere un’analisi interessante degli orientamenti politici della Russia d’oggi dove in un regime con prevalenti tratti autoritari, non manca però una certa dialettica politica

Sul Sussidiario Pasquale De Sena, presidente della Società italiana di diritto internazionale e ordinario nell’Università di Palermo, scrive: «La “dottrina Putin” è tutto meno che estemporanea; al contrario, è il frutto di una lunga elaborazione e di una strategia che si protrae da anni. Con questa strategia, il presidente russo tenta di sovvertire trent’anni di unipolarismo americano allo scopo di inaugurare una fase nuova delle relazioni internazionali, senza che ciò implichi necessariamente il superamento dell’Onu. Un’organizzazione che, del resto, è restata in piedi anche durante il periodo della contrapposizione fra i blocchi». Cercare di liquidare l’aggressione russa all’Ucraina come una questione essenzialmente psichiatrica, non spiega come nonostante tutto Vladimir Putin mantenga un certo consenso nel suo Paese e una certa influenza internazionale dal Sud America all’Asia (compresa l’India), dal Medio Oriente (compresa in qualche modo Israele) all’Africa. L’assoluta necessità di far pagare a Mosca la sua aggressione, non deve impedire di esaminare quali sono i problemi politici in gioco all’interno dello scenario globale.

Su Startmag Giusepep Gagliano: «Lo scoppio del conflitto ucraino coincide con quello che i negoziatori iraniani hanno definito la “fine” dei negoziati per rilanciare un accordo nucleare con l’Iran”. Proprio sabato – riferisce il Washington Post – la Russia ha esplicitamente affermato che continuerà a coordinarsi con Israele per quanto riguarda la Siria». Come si diceva

Su La Voce info Alessia Amighini  scrive: «Se formalmente la Cina evita di prendere le parti dell’uno o dell’altro è per non tradire un paese amico (ne è prova l’astensione della Cina alla risoluzione contro l’invasione russa dell’Ucraina al Consiglio di sicurezza dell’Onu), anche se è indubbio che Xi non voglia farsi trascinare da Vladimir Putin in un inasprimento delle tensioni. Di fatto, però, la Cina sta sostenendo la Russia». Nella inevitabile fog of the war, la nebbia da guerra, che nasconde la realtà per quello che è, si  è lanciata l’idea che Pechino avesse preso sostanziali distanze da Mosca: il gigantesco accordo tra Gazprom che i cinesi hanno siglato proprio ieri per una fornitura decennale di gas, smentisce alla radice questa “wishful” analisi.

Su Dagospia si riporta un articolo di Viviana Mazza sul Corriere della Sera, nel quale Richard N. Haass, il diplomatico americano, presidente del Council on Foreign Relations (il più noto think tank in materia di relazioni internazionali) e già alto funzionario nel Dipartimento di Stato sotto George H. W. Bush, dice che è necessario «continuare a rafforzare l’Ucraina, la Nato e le sanzioni per non permettere che Putin vinca, e allo stesso tempo accertarci che abbia una via d’uscita negoziata direttamente con l’Ucraina e indirettamente con Usa e Europa, perché non concluda che la sua unica scelta è l’escalation».

Su Affari italiani Alberto Maggi scrive: «Siamo ancora lontani dalla terza guerra mondiale, ma molto più vicini di quanto non fossimo pochi giorni fa, afferma Kenneth Weinstein, illustre collega dell’Hudson Institute. “Ma se la NATO fosse costretta a invocare l’articolo V a causa di un attacco russo ai Paesi baltici, alla Polonia o ad altri membri dell’alleanza atlantica, e i cinesi si muovessero simultaneamente e massicciamente su Taiwan, mentre l’Iran lanciassero un violento attacco all’Arabia Saudita, noi saremmo lì. Dentro la Terza Guerra Mondiale». L’ex ambasciatore americano in Giappone spiega come si debba avere piena consapevolezza dei rischi che il Pianeta corre, se non si riesce a dare spazio alla diplomazia rispetto allo scontro sia bellico sia economico, che pur al momento non può non essere non sostenuto rispetto all’invasione russa.

Su Dagospia si pubblica un editoriale di Henry Kissinger per il Washington Post del 5 marzo 2014, tradotto e pubblicato da www.ilgiornaleditalia.it: «La Russia deve accettare che tentare di costringere l’Ucraina a diventare un satellite, e quindi spostare nuovamente i confini della Russia, condannerebbe Mosca a ripetere la sua storia di cicli che si autoavverano di pressioni reciproche con l’Europa e gli Stati Uniti. L’Occidente deve capire che, per la Russia, l’Ucraina non potrà mai essere solo un paese straniero. La storia russa iniziò in quella che fu chiamata Kievan-Rus. Da lì si diffuse la religione russa. L’Ucraina fa parte della Russia da secoli e le loro storie si sono intrecciate prima di allora». La forza del realismo politico nell’analisi degli scenari internazionali ha qualcosa di profetico.

Su Dagospia si riporta un articolo di Paolo Valentino per il Corriere della Sera in cui si scrive: «Nella Spd tedesca si stringe il cerchio intorno a Gerhard Schröder, l’ex cancelliere in affari con Putin, con il quale neppure di fronte all’invasione dell’Ucraina vuole tagliare i ponti. Per la prima volta, i co-presidenti socialdemocratici Lars Klingbeil e Saskia Esken gli hanno chiesto di rompere ogni rapporto d’affari con il leader del Cremlino, “aggressore e guerrafondaio”». Una delle grandi questioni di questa fase politica, cioè il ruolo di Schroeder nella Spd, che i media mainstream hanno tenuta quasi nascosta per prendersela con le varie spesso strampalate sparate propagandistiche di Matteo Salvini, sta venendo al pettine: anche se poi non saranno pochi i problemi di riposizionamento dei socialdemocratici tedeschi. C’è però poi un’altra questione che mi pare sia stata approfondita essenzialmente solo da Milano Finanza con un articolo di Roberto Italia in cui scrive della resistenza di Total, pur condannando l’aggressione russa all’Ucraina, ad abbandonare, al contrario di altre società energetiche europee, i suoi investimenti in Russia. Gli orientamenti di una società petrolifera così influente in Francia spiegano come i processi politici anche europei nel prossimo futuro saranno assai più complessi di quanto oggi, anche per l’inevitabile emozione di fronte all’aggressione russa all’Ucraina, venga descritto.

Su Formiche Fabio Massimo Castaldo, grillino vicepresidente del parlamento europeo scrive: «La stella polare del Movimento 5 Stelle non è cambiata e si basa sul ripudio della guerra, ma questo non deve significare essere miopi. L’aggressione della Russia a uno Stato sovrano lede il diritto internazionale, i morti e le centinaia di migliaia di rifugiati che la guerra sta causando ledono la dignità umana. Se non fossimo intervenuti con prontezza con pesanti sanzioni contro la Russia e sostegno alla difesa ucraina l’Europa sarebbe diventata zimbello del mondo e, cosa ancora più grave, saremmo stati corresponsabili di queste azioni. Il Movimento 5 Stelle lavora sia al governo che nelle sedi istituzionali europee per rafforzare l’unità dell’Europa minacciata da Putin. Piuttosto sono gli altri a dover spiegare come mai andavano in Piazza Rossa davanti al Cremlino con la maglietta di Putin».  Scavare nel pensiero politico degli esponenti del mucchio selvaggio a cinque stelle, è sempre una fatica improba. Però per capire le loro “stelle polari” è necessario riferirsi agli orientamenti del loro guru Beppe Grillo, quello che a tutt’oggi garantisce i destini di Luigi Di Maio e Giuseppe Conte. Il famoso comico genovese nei sei giorni dell’aggressione russa all’Ucraina ha pubblicato sul suo blog articoli su: “India la serra in scatola dona speranza agli agricoltori”, “L’edificio galleggiante anticloni”, “Barbados: il governo lavora ad un reddito universale per tutta la popolazione”, “Il gene che ha reso speciale il nostro cervello”. Nei giorni prima dell’intervento di Mosca,  aveva pubblicato un articolo su come le Olimpiadi della neve dimostrassero il ruolo di Pechino pilastro della pace, un altro contro l’egemonismo americano in Europa e un terzo sulle ambiguità dell’identità ucraina. Il problema cinque stellare in Italia è che rappresenta un tassello di un coté filocinese che va da Massimo D’Alema a Romano Prodi oggi oscurato dalla fog of the war della tragica aggressione russa all’Ucraina.

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