Turbolenze al Museo Pecci di Milano

Alludono all’atmosfera caotica, disordinata, irregolare e ribelle che della quotidianità le opere degli artisti presenti al Museo Pecci di Milano. Un percorso fatto di sculture grottesche, corpi nudi spiati e denunce a intramontabili luoghi comuni

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È un’arte mutuata dai fenomeni fisici dei moti disordinati, irregolari, caotici, fuori dalle regole, quella proposta dal Museo Pecci di Milano, che dal prossimo 9 marzo  fino al 14 aprile presenta la mostra dal titolo Turbolenze. Un progetto espositivo, curioso sin dal titolo, che invita a scavare nella creatività degli artisti presenti, di diversa provenienza, e che assorbe gli stati di inquietudine e agitazione sociale dei nostri giorni, dalla sfera economica a quella politica. Al pubblico si offrono le opere acquisite in questi ultimi vent’anni e appartenenti alla collezione del museo, con l’invito a tenersi forti e seguire con attenzione gli scossoni suscitati da queste creazioni.


Si va dalle pose virili con sigaretta in bocca della provocante artista austriaca Valie Export – che sembra fare il verso allo stile mascolino di divi come Humphrey Bogart, Marlon Brando e James Dean – al corpo nudo disegnato sulla tenda in una posa costruita come su un’altalena – allusione a una quotidianità voyeuristica – di Elena Berriolo, alle denunce contro la politica e la società di Lucia Marcucci e delle sue opere dominate da tagli e strappi, sino alle sculture grottesche immortalate da disinvolti scatti di Erwin Wurm e alle immagini in bianco e nero un po’ teatrali di Flatz, che si presenta ai nostri occhi come un reduce di guerra ferito, orgoglioso, ma accigliato. Non mancano i video, come quello dei torinesi Botto & Bruno che si filmano in bianco e nero mentre intraprendono una battaglia a colpi di scatole di cartone circondati da attori inconsapevoli che regalano una piacevole e naturale presenza.

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