Trump fa paura ai bambini

Un blog nato per denunziare i delitti dell’“America di Trump” non può resistere alla tentazione di rilanciare un articolo di Repubblica rubricato come “L’America di Trump”, e per di più firmato da Vittorio Zucconi, irraggiungibile cantore del nostro comune «Amico Obama».

La notizia è che oggi, «questa mattina», nell’America di Trump, «quattro milioni di bambini sono andati a scuola senza sapere se troveranno i genitori rientrando a casa. Ci sono migliaia e migliaia di insegnanti che, prima di preoccuparsi dei compiti, della lezione, dei pianti, delle febbri improvvise, dei nasi che gocciolano, devono mentire a quei bambini e nascondere loro la verità: che ogni giorno, in ogni momento, da costa a costa, dall’Atlantico al Pacifico, un agente dell’immigrazione potrebbe entrare nelle loro case. Portare via per sempre, mentre sono a scuola, la madre, il padre, la zia che li sta allevando».

trump-clandestini-zucconi-repubblica

Sono, spiega il corrispondente da Washington di Repubblica, «bambini e ragazzi nati negli Stati Uniti e quindi legalmente cittadini americani, da immigrati senza permesso, da “clandestini” come dice la semantica del disprezzo, dunque soggetti a deportazione forzata in qualsiasi momento». Ovvio che tutto questo terrore e tutto questo disprezzo semantico sono colpa dell’America di Trump. Perché prima, nell’America di Obama, anzi nell’America dell’Amico Obama, «la paura costante che accompagna la giornata dei senza documenti e delle loro famiglie si era un poco attenuata», visto che nel 2011 «istruzioni partite dalla Casa Bianca vietarono irruzioni in luoghi come scuole, chiese, ospedali, centri sociali e congelarono le deportazioni che avrebbero separato i figli piccoli dai genitori».

Adesso invece, nell’America di Trump, «la promessa di bonifica radicale e totale dell’immigrazione non autorizzata fatta dal successore di Obama [anzi dal successore dell’Amico Obama, ndr] e le prime azioni dimostrative compiute dagli agenti hanno riattizzato il terrore». C’è «terrore» nell’America di Trump. Perché nell’America di Trump «la “Migra”, la temuta agenzia, bussa alla porta o arresta, come è capitato a Miami la scorsa settimana a un padre che aveva appena accompagnato la figlia di undici anni a scuola».

E così «i bambini hanno paura», nell’America di Trump, «e ci sono sempre più famiglie nel panico che non li mandano più a scuola». Nell’America di Trump «è tutto così inutile, è tutto così disumano».

Poi va bè, bisogna ammettere che «le cifre ufficiali non giustificano il panico», aggiunge Zucconi. Poi ok, è vero anche che «il numero di arrestati e deportati, o di famiglie spezzate, non è di molto superiore a quello registrato negli anni della presidenza Obama». E poi sì, d’accordo, oltre alla «promessa di bonifica radicale e totale dell’immigrazione non autorizzata» Trump ha anche fatto «vaghe promesse di risparmiare gli illegali senza precedenti» (mi raccomando il «vaghe»). Poi certo, precisiamo pure che «gli episodi raggelanti» in fondo non erano così raggelanti, visto che il padre arrestato a Miami «comunque aveva mandati di cattura pendenti per furto».

E insomma, però. Non è che adesso possiamo star qui a impiccarci ai fatti. Siamo qui per condannare l’America di Trump e perciò lo diciamo chiaro e tondo come un sol uomo, noi e Zucconi: nell’America di Trump non è cambiato praticamente niente rispetto all’America di Obama, «quello che è drasticamente cambiato è il clima, è l’aria che si respira nelle comunità dove gli “illegali” sono di più». Dice: chissà come mai. Sarà che si bevono tutto quello che scrivono i giornali.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •