Tra la quarta e la sesta vertebra cervicale si colloca l’epicentro del cosmo

Dopo un breve silenzio, ci rifacciamo vivi, anche se non ve n’è alcuna necessità, con questi appunti sparsi, messi insieme mentre un pullman colmo di giovani ci riporta traballando verso casa.
Sono dedicati a coloro che guardano alle cose come fossero pensieri e agiscono contemplando i loro o gli altrui sogni. Ignorando, o fingendo di ignorare, la materia di cui son fatte le cose.

Perché è tra la quarta e la sesta vertebra cervicale, in un punto lungo il canale midollare, che si colloca l’epicentro del cosmo.
Qui si apprezza la sostanza, fragile e palpitante, dell’umana realtà.
Come tra la quarta breve strada e la sesta, dove dicono corra la fifth avenue, da Greenwich fino ad Harlem, cuore caotico e vitale di Manhattan.
Esattamente come avviene ad Oxford Street o sugli Champs-Élysées, ad Hamra Street o a Via dei Condotti, in Montenapoleone o a via Tornabuoni.
In questi luoghi, come pure tra i pochi pensionati seduti al circolo delle ACLI, si incrociano destini di tale altezza che Dio soltanto li vede nel dettaglio infinitesimale della loro eccezionale originalità.

Chi altro può esaurientemente conoscere, che è come dire amare, quel che si muove tra la quarta e la sesta settimana di gestazione, tra la quarta e la sesta ora del giorno che viene, tra il quarto e sesto anno del tempo che ci attende?
Il mondo stesso, tra il quarto e sesto secolo dopo Cristo, pareva avviarsi verso una definitiva consumazione, mentre si preparava una nascita nuova, aveva inizio una feconda vicenda.
Tra la quarta e la sesta lettera c’è una vocale bianca.

E.

Come edera, elefante, erario, embrione, eternità, economia, elettrone, ebreo, Emilia, estate, erpice, elicottero, edilizia, erbette, eruzione, elettrocardiogramma, Enzo, eccetera.
E poi eccetera eccetera eccetera.

Tommaso da Celano, nella Vita prima, racconta a questo proposito che San Francesco “ovunque trovava qualche scritto, di cose divine o umane, per strada, in casa o sul pavimento, lo raccoglieva con grande rispetto riponendolo in un luogo sacro o almeno decoroso, nel timore che vi si trovasse il nome del Signore, o qualcosa che lo riguardasse.
Avendogli una volta un confratello domandato perché raccogliesse con tanta premura perfino gli scritti dei pagani o quelli che certamente non contenevano il nome di Dio, rispose: «Figlio mio, perché tutte le lettere possono comporre quel nome santissimo; d’altronde, ogni bene che si trova negli uomini, pagani o no, va riferito a Dio, fonte di qualsiasi bene!»”.

La e, vocale bianca, suona la sua musica in un repertorio di realtà vasto e popoloso più di quanto riesca a supporre la nostra inesausta curiosità.
In questo orizzonte ciascuna cosa vive per il legame con il primo inizio di tutto.
La Gloria di colui che tutto move, eccetera eccetera, e…
Come essere.
Ha ragione, perciò, Eliot quando dice: L’uomo che è adombrerà l’uomo che pretende di essere.
Anche se l’uomo che pretende è foriero di lutto ed edifica macerie, nella vita quotidiana come nella politica, l’uomo che è innalza, nello spazio infinito che si apre tra la quarta e la sesta vertebra, il suo inno di speranza, il canto nuovo in onore di colui che ha mirabilmente trionfato, gettando in mare cavallo e cavaliere….

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