Affinché non siano morti invano

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Proponiamo alcuni stralci della rubrica “Dentro la bellezza” di suor Gloria Riva pubblicata nell’edizione odierna di Avvenire, una riflessione sul sisma che ha devastato il Centro Italia a partire dal dipinto Dopo il terremoto di Sophie Anderson (1884), riprodotto qui sopra. Il testo integrale dell’articolo è reperibile online nel sito del quotidiano della Cei.

(…) Nel cuore riecheggia il lamento delle popolazioni colpite dal terremoto e, cantando, sale alla memoria un’immagine poco nota di Sophie Anderson, artista britannica del XIX secolo. Un’istantanea potente, più potente dei reportage televisivi, a noi peraltro poco familiari: una donna riversa sulle macerie della sua casa, colpita dal terremoto, è tutt’uno con la pietra. (…)

In Italia, dall’anno Mille a oggi, ci sono stati 4.800 terremoti in forma grave. Ciò significa che il sesto sigillo dell’Apocalisse, il terremoto appunto, ricorre nel nostro paese più di quattro volte l’anno. Una frequenza sbalorditiva che, invisibilmente, ma inesorabilmente, ci educa. (…)

Solo una donna poteva dipingere lo strazio di una madre o di una sposa così, come ha fatto la Anderson, uno strazio pieno di dignità. Tra il contrasto di un mare che segue tranquillo i suoi ritmi – indicando un tempo che ci supera, una vita che crudelmente continua – e le rovine delle case ove riecheggiano i gemiti degli intrappolati, stanno le mani giunte ed elevate di questa donna. Sta la preghiera.

Mentre l’impegno e la laboriosità sana del nostro paese s’ingegna a portare ogni genere di soccorso e aiuto, mentre la volontà di ricostruire preme al cuore anche delle famiglie più colpite dal sisma, è necessario che tutti ci si volga alla preghiera. Nulla accade a caso nel piano divino. Nemmeno un terremoto. Non possiamo consegnare il dramma alla fatalità sterile di chi vive senza Cielo. Il Cielo c’è e il legame con esso lo raccontano le centinaia di morti. Bisogna coltivare quell’abbraccio tra Cielo e terra, con il filo esile della preghiera, affinché noi, i superstiti, si sia più vigili e meno miopi nel giudicare il presente. Affinché questi nostri cari non siano morti invano.

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