Suggestioni e derivazioni italiane nelle opere di Paul Klee

Sulle orme di Goethe e Burckhard, guide spirituali e numi tutelari Paul Klee (1879 – 1940) venne in Italia per ben sei volte, nello spirito del grand tour, visitando una prima volta, tra l’ottobre del 1901 e il maggio del 1902, città come Roma, Napoli e Firenze, luoghi imprendibili per la formazione artistica di un talentuoso pittore che però lasciarono ben poco all’animo e al pennello dell’artista. Nel 1924 e nel 1931 è la volta della Sicilia (Mazzarò), di cui visiterà tutte le città principali, nel 1925 dell’isola d’Elba, che gli suggerisce l’opera Costruzione portuale, nel 1930 Viareggio e nel 1932 Venezia, passando per Milano, Genova, Padova, Firenze, Ravenna, Pisa. Sono i paesaggi del Mediterraneo a dare ispirazione e consentire una vera e propria svolta creativa all’artista che li ricrea in modo nostalgico fin quando nel 1935 la sclerodermia gli impedisce di recarvisi ancora.

Oltre ai soleggiati panorami del sud, i viaggi in Italia di Klee gli suggeriscono anche di soffermarsi sullo studio dell’arte classica dei primi anni del Novecento, e di confrontarsi con i futuristi degli anni Dieci dai quali assorbe la centralità del tema architettonico e il concetto di dinamismo delle forme che reinterpreta in funzione del proprio linguaggio astratto, come avviene nell’opera Composizione urbana con finestre gialle (1919). Non meno importante la visione dei mosaici bizantini di Ravenna che gli ispirano la fase pointilliste, testimoniata dalla composizione Croci e colonne (1931). Derivazioni e suggestioni tutte italiane che dal prossimo 9 ottobre e fino al 27 gennaio 2013 si potranno ammirare all’interno della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma che dedica al maestro tedesco una grande retrospettiva scandita da cento opere, sue e di altri straordinari protagonisti del tempo, dal titolo Paul Klee e l’Italia.

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