Soldi / Rimborsi banche venete: accetto o mi rivolgo all’arbitro?

Scadono il 15 e il 22 marzo, salvo proroghe,  i termini entro i quali i soci, rispettivamente, della Banca Popolare Veneta e della Popolare di Vicenza, possono accettare le offerte di transazione ottenendo così un rimborso parziale delle proprie quote. Sul piatto ci sono circa 700 milioni di euro messi a disposizione del Fondo Atlante, diventato l’azionista di controllo in seguito al tracollo finanziario che lo scorso anno ha colpito i due istituti di credito.

La questione dei rimborsi riguarda un esercito di circa 170 mila piccoli soci ai quali è stato proposto un ristoro pari al 9% del valore della partecipazione per la Popolare Vicenza e del 15% per Veneto Banca. Un’offerta troppo bassa secondo il parere delle associazioni dei consumatori che hanno richiesto che si arrivi almeno al 30%. Che il malcontento sia diffuso sulle prospettive di rimborso si evince dal fatto che le adesioni, a pochi giorni dalle scadenze,  oscillano intorno a un terzo degli aventi diritto mentre è necessario raggiungere la soglia dell’80% affinché l’intera operazione di transazione vada in porto.

Ricordiamo che per le due banche popolari, per le quali si sta valutando un progetto di fusione, è fondamentale liberarsi dal contenzioso in modo da poter procedere con un aumento di capitale tra i 4 e i 5 miliardi di euro. E’ per questo che migliaia di soci sono stati contattati direttamente dagli uffici per essere informati dell’offerta di transazione.

In tanti, però, sono ancora indecisi sul da farsi. Anche perché quella del rimborso parziale non è l’unica strada come precisa a tempi.it Valter Rigoban dell’Adiconsum-Cisl veneta. Esiste anche la possibilità di rivolgersi all’Arbitro per le controversie finanziarie, il nuovo organismo varato dalla Consob a inizio 2017 che si occupa delle liti tra intermediari finanziari e clienti per importi che arrivano fino un massimo di 500 mila euro.

L’Arbitro è tenuto a pronunciarsi entro sei mesi su ricorso dei risparmiatori che può essere inviato senza costi on line a condizione che sia stato già presentato un reclamo all’intermediario e questi abbia risposto negativamente.

“Come associazione dei consumatori non ci schieriamo né per l’una né l’altra soluzione”, dice Rigoban “pensiamo però che le persone abbiano diritto a un’informazione completa e speriamo che facciano la scelta in modo responsabile, senza condizionamenti. Altro discorso riguarda i casi di indigenza per i quali le banche hanno stanziato dei budget a parte e per i quali si può provare a chiedere procedure più brevi e snelle”.

La questione se accettare l’offerta della banca oppure rivolgersi all’Arbitro non è di poco conto poiché nella seconda ipotesi, nel caso in cui i soci ottenessero il riconoscimento delle proprie ragioni, si può puntare a recuperare anche l’intera cifra. Attenzione, però. Lo stesso Rigoban avverte che il parere dell’Arbitro non è vincolante per la banca, certo questa ne dovrebbe tenere conto e avrebbe difficoltà a discostarsi da un provvedimento in favore dei ricorrenti, ma il parere dell’Arbitro non equivale a una sentenza.

“Per ottenere giustizia l’unica strada è quella delle cause civili, ma bisogna mettere in conto i tempi dei tribunali. Noi come Adiconsum pensiamo di avviare una sessantina di cause ma chiaramente sono procedimenti costosi e vale la pena intraprenderli solo se la cifra in ballo è particolarmente elevata”.

Per approfondimenti e info scrivi a: lamiaeconomia@tempi.it

Foto Ansa

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