Soldi / Mi trasferisco in Italia: così funziona la tassa acchiapparicchi

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Sei un “cervello” espatriato da almeno nove anni? Un italiano all’estero che guadagna tanto? Oppure un professionista straniero con portafoglio a sei zeri? Se torni in Italia puoi beneficiare di un regime fiscale agevolato per 15 anni a partire già dal 2017. L’Agenzia delle Entrate ha da poco chiarito modalità e tempi di applicazione della nuova tassa forfettaria di 100 mila euro di cui possono beneficiare le persone fisiche con redditi elevati che decidono di trasferire la propria residenza in Italia.

La norma è stata introdotta con l’ultima Legge di Stabilità (i media l’hanno battezzata “acchiapparicchi”, definizione che rende bene l’idea ma che è poco gradita al ministero delle Finanze) ed è parte del decreto per il rientro dei cervelli di cui si è parlato molto negli ultimi tempi in funzione soprattutto della creazione di un distretto finanziario a Milano che potrebbe ospitare sedi e funzioni di attività economico-finanziario in uscita da Londra per effetto della Brexit.

Sono almeno 11 mila, infatti, gli italiani residenti nella capitale britannica e sono migliaia i professionisti e i supermanager stranieri, inglesi ma anche di altre nazionalità, che lavorano nell’indotto dei servizi che ruotano intorno ai mercati finanziari oppure nell’ambito di agenzie e istituzioni paragovernative (per esempio, l’Ema, l’agenzia del farmaco). Il governo ha voluto offrire a queste persone un forte incentivo a fare bagagli e a trasferirsi in Italia favorendo così la delocalizzazione di queste funzioni nel nostro paese.

L’Agenzia ha chiarito che l’offerta vale anche per coloro che hanno preso questa decisione già nel 2016 (e hanno fatto regolare domanda di trasferimento) i quali possono usufruire del fisco “leggero” a partire dall’anno 2017. Ma di che cosa si tratta esattamente? Gli esperti stanno bene attenti a non utilizzare la parola flat tax (che sarebbe invece una tassa forfettaria che si paga in generale per tutti i redditi prodotti oltre un certo ammontare) precisando che rappresenta, invece, una vera imposta sostitutiva che va applicata solo alle persone fisiche che producono redditi all’estero. Ai 100 mila euro pagati dal capofamiglia, in un’unica soluzione per il periodo d’imposta considerato, vanno poi aggiunti eventualmente altri 25 mila euro per ciascun componente del nucleo ai quali, in questo modo, viene esteso il regime agevolato.

La critica più frequente che viene mossa a questa misura è quella di privilegiare i paperoni facendo pagar loro le tasse non in base al reddito prodotto come avviene per tutta la popolazione (non è escluso che la misura possa essere sottoposta all’esame della Corte Costituzionale). I fautori di questo provvedimento, per contro, sottolineano non solo che non viene violato alcun profilo costituzionale ma che grazie a questa nuova tassa ci sarà un bell’introito aggiuntivo per le casse dello stato italiane, considerato che la percentuale di popolazione che paga più di 100 mila euro di imposte in un anno è attualmente molto al di sotto dell’1%.

Dal punto di vista pratico, il meccanismo di funzionamento è abbastanza semplice. Ricevuto il via libera dell’Agenzia delle Entrate (anche per silenzio/assenso), il neo residente straniero si vedrà riconoscere l’agevolazione per i successivi quindici anni. Il principale requisito per accedervi è di non esser stato residente in Italia in almeno nove degli ultimi dieci anni: un modo per evitare le “uscite e rientrate” di comodo per sfruttare questa agevolazione.

Per approfondimenti e info scrivi a: lamiaeconomia@tempi.it

Foto da Shutterstock

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