Shimabuku e l’isola dove non esistono gli extraterrestri

E’ un inno all’armonia tra uomo, natura e animali la mostra organizzata nella caratteristica isoletta francese di Vassivière. Qui l’artista giapponese Shimabuku ricrea un paese delle meraviglie dove i visitatori riscoprono un’alchimia dimenticata con le forme di vita animale e vegetale che ci circondano

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Shima, che in giapponese significa isola, è la parola chiave della retrospettiva Il vaut mieux éviter tout contact avec les formes de vie extra-terrestres (Meglio evitare qualsiasi contatto con le forme di vita extraterrestre), aperta fino al 26 febbraio 2012 al Centre international d’art et du paysage de l’île de Vassivière. Nella graziosa isola francese protagonista è l’artista giapponese Shimabuku che interviene con i suoi lavori più recenti configurandosi come poeta e guida turistica di una realtà che strizza l’occhio alla natura e agli animali svincolandosi da qualsiasi tradizionale vincolo espositivo. Secondo Shimabuku, infatti, l’arte non deve per forza produrre delle opere, ma piuttosto causare degli incontri, quello che è davvero importante è la connessione tra essere viventi, stile e mezzo espressivo e non l’oggetto finito in sé.

L’originale titolo della retrospettiva, che riprende la citazione del cosmologo inglese Stephen Hawking sulla paura di una colonizzazione della terra da parte degli extratterestri, viene qui capovolta nell’invito ad andare incontro agli animali che vivono sulla terra e ad aprirci a ciò che ci circonda prima di metterci in contatto con delle forme di vita aliene. L’impatto con questo invito avviene non appena si varca il prato di fronte al Centre, dove si trova l’insegna col titolo della mostra in lettere luminose sospese lungo la facciata dell’edificio di Aldo Rossi. Segue l’incontro con un faro che ci invita ad addentrarci nella sede espositiva attraverso un dispositivo in equilibrio che ci fa oscillare in una costellazione di elementi naturali. All’interno della sede ci si imbatte in un mondo divertentenel quale un fiume, “Quelque chose qui flotte / Quelque chose qui coule” (Qualcosa che galleggia/Qualcosa che scorre) viene attraversato da piccole mele e patate rotonde. Un percorso umoristico che fa pensare alle favole di La Fontaine.

Seguono altre installazioni originali, Shimabuku’s Fish & Chips, dove i visitatori si spostano su un pavimento morbido che ricorda la sabbia fine delle coste e qui assistono, attraverso un video, all’insolita alchimia tra una patata e un pesce trasparente. Al primo piano invece è possibile entrare metaforicamente nell’abitazione di Mon professeur La Tortue dove ci si imbatte nella presenza di una tartaruga, creatura incongrua e inattesa in questo contesto, che allude alla volontà di rallentare il tempo per apprezzare meglio il momento presente nel suo svolgimento. Nota anche per la sua longevità la tartaruga, associata all’immortalità e alla saggezza, diventa il simbolo del lavoro di Shimabuku a Vassivière. Faire quelque chose que tu n’avais pas prévu (Fare qualcosa che non avevi previsto) è, invece, il titolo di un’altra bella opera che l’artista presenta nel piccolo teatro dove colloca un campo pratica per il golf. All’interno di una gabbia, i giocatori testano la potenza del loro drive mentre gli altri, seduti sui gradini dell’auditorium, osservano la performance che loro stessi saranno poi portati a compiere. Il bersaglio è colpire la piccola finestra della sala che incornicia il paesaggio esterno: la diga da cui tutto ha origine, quella che ha dato vita al lago e all’isola stessa.

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