Sei rumeni muoiono in un incidente e volano schiaffi fra le onoranze funebri per “l’appalto”. Cronaca di ordinaria disumanità

Passiamo i giorni a parlare di caste e “controcaste”. Ci siamo convinti di esserne delle vittime, per di più innocenti. E così, mentre ci scandalizzano i Fiorito e i Belsito di turno, ci scordiamo del male che sappiamo fare noi. Per questo, ogni tanto,  servono anche gli antieroi. Non solo tra i politici, i ricchi e i presunti criminali, ma anche tra la gente normale. Come noi.

Scrivo di getto. Ho appena letto una cronaca di sabato scorso da Rossano Calabro: un treno regionale trancia un furgone sui binari e uccide i sei passeggeri a bordo, tutti rumeni. Da Rossano, ma anche dalle vicine comunità di Mirto e Corigliano, arrivano le pompe funebri per contendersi le salme delle sei vittime. Scatta subito la scintilla della competizione, prima i tentativi di accordo, poi i toni nervosi: «Questi sono miei», «mi ha chiamato l’ospedale». Gli animi si accendono sempre di più fino alla rissa: volano schiaffi, le barelle sono usate come mazze. Il punto più basso – si legge sul sito del quotidiano Libero – viene raggiunto quando «una salma è fatta cadere a terra da un portantino».

Ecco, si può arrivare fin qui. Al centro della scena non ci sono politici corrotti, assassini o frequentatori di bunga bunga, quelli che di solito ci piace additare come colpevoli di tutto. Qui ci sono piccoli imprenditori, magari onesti padri di famiglia, che sudano per portare un po’ di pane a casa, e probabilmente ci tengono all’educazione dei propri figli, ai quali forse insegnano la buona educazione e il rispetto per la morte.

Eppure anche loro, come noi, possono dimenticarsi di se stessi quando agiscono e arrivare a essere disumani. Non per natura, ma per dimenticanza. La disumanità è sempre possibile, e non è mai troppo lontana. Proprio come la grandezza. L’uomo è l’unico animale che può scegliere di esserlo o meno.

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