Sciopero della fame contro “l’educazione patriottica” e l’indottrinamento cinese

Dopo manifestazioni di piazza, dove migliaia di persone hanno sfilato al grido di «No al lavaggio del cervello», e scioperi della fame da parte di genitori, alunni e insegnanti, oggi, primo giorno di scuola a Hong Kong, sono partite in alcune scuole primarie e secondarie le ore di “Educazione patriottica”. La materia, che diventerà obbligatoria nel 2015 alle elementari e nel 2016 alle medie e superiori, verrà insegnata con l’aiuto del libro di testo “Il modello Cina”, che definisce ad esempio il Partito comunista come «progressista, altruistico e unito» e tace il massacro di Piazza Tiananmen. Secondo molti è un pericoloso tentativo da parte della Cina di cominciare a conquistare le scuole di Hong Kong, cattoliche e statali.

PROTESTE. Hong Kong tornerà sotto la giurisdizione del Partito comunista cinese solo nel 2047, ma l’influenza comunista si fa già sentire sull’ex colonia inglese. Da giovedì scorso centinaia di persone sono accampate davanti agli uffici governativi a Tamar e chiedono di parlare con il premier, apprezzato da Pechino. In dieci (una studente, nella foto a destra) hanno indetto uno sciopero della fame, che andrà avanti “a oltranza” fino a che il governo non farà qualcosa. L’introduzione dell’educazione patriottica preoccupa molto le famiglie di Hong Kong, che hanno manifestato tutto il loro disappunto sabato, quando almeno 10 mila persone hanno partecipato a una manifestazione pacifica (nella foto a sinistra) contro il governo.

SCUOLE CATTOLICHE. Il governo non ha ancora risposto ai manifestanti e intanto la scuola è cominciata. Anche gli istituti cattolici sono preoccupati e sul piede di guerra. Chan Nai-kwok, capo degli affari educativi per la diocesi, ha dichiarato: «La diocesi crede che l’insegnamento dell’educazione civica dovrebbe essere razionale e non faziosa. Dovrebbe incoraggiare gli studenti a sviluppare una capacità critica. Noi vogliamo che i nostri studenti amino Hong Kong, si sentano cittadini di Hong Kong, ma anche che amino la Cina, e si sentano cinesi. Ma l’educazione civica è già presente nei nostri programmi senza che dobbiamo adottare il testo del governo».

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