Scandalo porto di Genova, tutti assolti (dopo sei anni e milioni di euro in fumo)

Tratto da ItaliaOggi Una volta erano i camalli a bloccare il porto di Genova. Negli ultimi sei anni a comprometterne l’attività sono stati anche i cavilli: tutta colpa di un’inchiesta che aveva portato nel 2008 all’arresto del presidente dell’Autorità Portuale di Genova, Giovanni Novi. Ora la Corte di Cassazione ha fatto crollare tutta l’impalcatura montata dall’accusa, «cassando» definitivamente una storia che aveva provocato un terremoto nella città della Lanterna, con accuse che prima la Procura di Genova e poi la Procura generale, con i pubblici ministeri Cotugno e Zucca, e poi sempre con Zucca, nella qualità di sostituto procuratore generale, avevano scagliate contro Novi e i suoi collaboratori, evocando concussioni, turbative d’asta e abusi d’ufficio, in relazione alla concessione dei moli ai terminalisti. E i soldi dati agli scaricatori per le prestazioni relative ai container avevano addirittura fatto parlare di una truffa aggravata.

«Il fatto non sussiste», hanno sentenziato nella romana piazza Cavour, gettando nel cestino tredici capi di imputazione: oltre a Novi, il provvedimento di assoluzione riguarda l’ex segretario generale dell’Autorità Portuale di Genova Alessandro Carena, il consulente Sergio Maria Carbone e l’armatore Aldo Grimaldi. In primo grado Novi era stato condannato a due mesi per un episodio di turbativa d’asta del 2004. In secondo grado, invece, i giudici avevano dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per Novi, Carena, Carbone e Grimaldi. Novi, Carena e Carbone erano stati però condannati a risarcire l’Autorità portuale. Per gli altri quattro imputati, sempre in secondo grado, era stata confermata l’assoluzione: l’avvocato generale dello Stato Giuseppe Novaresi, il dirigente dell’Autorità portuale Filippo Schiaffino, il viceconsole della Culmv Paolo Marchelli e l’imprenditore Aldo Spinelli. Nel tempo, a Novi era stato sequestrato anche un milione e mezzo di euro, l’accusa aveva chiesto in primo grado cinque anni di carcere e in secondo grado cinque anni e dieci mesi. E quando era finito agli arresti domiciliari, Novi ha visto anche cessare la vita della moglie.

Una storia che ora si chiude con un lieto fine, ma che ha tenuto in ostaggio per anni il porto. La Tirrenia, per esempio, ha lasciato Genova per utilizzare i moli di Livorno. E c’è chi ha calcolato in sette milioni di euro il danno provocato allo scalo genovese, solo per le minori concessioni versate dai terminalisti.

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