«Ripartire da Uno». La nostra risposta all’aborto (e a tutto il resto)

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Pubblichiamo la rubrica di padre Aldo Trento contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

I giornali locali avevano dato un grande rilievo alla notizia della bambina di dieci anni violentata dall’uomo che conviveva con la madre e di cui abbiamo parlato su Tempi a inizio giugno. La bambina è rimasta incinta e sul caso sono intervenuti tutti i movimenti pro aborto, non solo nazionali. La vittima dell’abuso è però scomparsa dagli interessi collettivi, lasciando il posto alla battaglia che gli ideologi dell’aborto portano avanti da anni: la sua depenalizzazione, visto che in Paraguay, come in altre parti del Sudamerica, è considerato dalla legislazione un reato.

La bambina, affidata a un centro educativo come il nostro, è già al settimo mese di gravidanza e sta bene. Ancora una volta le parole «i miei disegni non sono i vostri, il mio cammino non è il vostro» sono realizzate.

Tutto sembrava tranquillo fino a quando l’11 giugno è intervenuto sulla vicenda il Parlamento europeo, chiedendo al governo paraguaiano di garantire a tutte le donne, e in particolare alle ragazze più giovani, che rischiano la vita a causa della loro gravidanza, l’accesso a un aborto sicuro e legale. La risoluzione è stata promossa da un gruppo di parlamentari, tra i quali emergono socialisti e democratici, verdi, liberali e la sinistra unitaria europea. «Esortiamo il Paraguay a garantire che le donne e le ragazze abbiano accesso a un aborto sicuro e legale, almeno quando la loro salute o la vita siano in pericolo o quando ci siano gravi problemi al feto o nei casi di stupro e incesto».

I legislatori europei hanno anche chiesto alla giustizia paraguaiana di riesaminare la posizione della madre della bambina, che si trova reclusa nel carcere del Buon Pastore dalla fine di aprile per il presunto reato di violazione del dovere di diligenza e come complice di abusi sessuali nei confronti di bambini. «Nessuna ragazza di dieci anni è pronta a diventare madre», si legge nella loro dichiarazione.

Seguendo l’accaduto e il terremoto che ha generato non solo in Paraguay il caso di questa bambina, ancora una volta sento come urgente riprendere quanto don Luigi Giussani ci disse dopo il referendum sull’aborto in Italia: «Dobbiamo partire da Uno, da Gesù». Dio voglia che anche in Irlanda la Chiesa, dopo il referendum sui matrimoni omosessuali passato grazie alla maggioranza della popolazione, si renda conto dell’urgenza di partire da Uno. Altrimenti la disfatta sarà totale. Urge partire da Cristo perché l’intelligenza della fede diventi intelligenza della realtà. È ciò che tutti, vedendo le nostre opere, percepiscono al primo impatto.

L’esempio dei nuovi martiri
È solo l’intelligenza della fede che, mentre tutti gridano sì o no all’aborto o all’eutanasia, usa dei poveri uomini come me e i miei amici per mostrare concretamente al mondo il perché del valore della vita, dal concepimento fino alla modalità con cui accompagniamo l’ammalato a morire. Le molte bambine violentate e spesso incinte hanno solo bisogno di sentirsi amate così come ne ha bisogno l’ammalato terminale. I valori sono importanti, ma ciò che è essenziale sono le radici dell’albero, perché quelle portano frutto.

Sono i martiri del Medio Oriente a gridarcelo in faccia. Senza l’incontro con Gesù qualunque battaglia è già persa, fin dall’inizio. Ogni giorno guardo con commozione il fiorire delle opere di carità che il Signore ci dona permettendo così che tanto le bambine incinte perché violentate quanto chi si sta preparando a morire, possano sentirsi amati. La nostra risposta all’eutanasia è una clinica con 48 posti letto in cui il cuore di tutto è Gesù. La nostra risposta all’aborto è una casa dove le bambine violentate sono accolte e guardate con la tenerezza di Gesù.

paldo.trento@gmail.com


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