Ricordarsi sempre degli elogi passati e del disprezzo presente per la Merkel

Vladimir Putin e Angela Merkel
Il presidente russo Vladimir Putin con l’allora cancelliera tedesca Angela Merkel, 20 agosto 2021 (foto Ansa)

Sulla Nuova Bussola quotidiana si riporta un intervento di monsignor Giampaolo Crepaldi nel quale si dice: «Tali visioni dell’unità del genere umano e della globalizzazione avranno carattere utopistico (non fondate su cosa è ma su cosa sarà), violento (perché innaturali), rivoluzionario (incentrate su ciò che si vuole che sia), dispotico e ateo, ossia tendente ad una nuova religione civile globale vagamente umanistica. Tutti fenomeni, questi, che possiamo riscontrare anche oggi. In questa visione artificiale della globalizzazione la dimensione universale sarà costituita da un accostamento di individui collegati esteriormente in una massa globale, che danno il loro consenso ad una serie di princìpi artificiali imposti dal prevalere di una cultura e una religione artificiali. Una simile visione, oggi molto avanti nella realizzazione, non rispetta l’ordine naturale e finalistico della società e nemmeno i princìpi della Dottrina sociale della Chiesa, compreso quello di sussidiarietà. In questa visione, le famiglie, i popoli e le nazioni tendono ad essere centrifugati in una marmellata universale dai caratteri stabiliti dai potenti di turno».

Monsignor Crepaldi, dopo aver prima scritto che ci si deve impegnare per un mondo sempre più interconnesso, spiega poi anche perché si debba prendere le distanze da quell’ideologia globalista che annulla differenze, tradizioni, ordine naturale e impoverisce la spiritualità dei popoli.

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Sul Sussidiario Giuseppe Gagliano scrive: «La Francia potrebbe essere un attore chiave, insieme ad altri attori europei come la Germania, nell’impedire una possibile escalation tra il mondo occidentale e la Russia, precludendo così un confronto globale tra un asse autoritario e una coalizione di democrazie. Dopo oltre 30 anni dalla fine della Guerra fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, la Francia deve impedire una nuova divisione del mondo e farne una priorità strategica».

Mario Draghi, dopo aver cercato una solida intesa con Parigi, ora punta maggiormente sulla sponda americana, sperando che alla fine prevalgano i suoi amici di Goldman Sachs e la Janet Yellen sui falchi più guerrafondai. Sarà interessante capire che spazio in questo contesto troverà Emmanuel Macron, le cui linee di fondo saranno quelle spiegate dall’articolo citato del Sussidiario.

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Su Strisciarossa Marcello Mustè scrive: «Pensare l’Europa significa oggi riflettere sul destino degli Stati nazionali (cioè sulla loro fine irreversibile come forma della politica moderna), sul rapporto tra questa area del mondo e la dinamica della globalizzazione, sulla relazione tra Est e Ovest, in un orizzonte di crescente interdipendenza. Nello schema facile della dicotomia tra democrazie liberali e autocrazie e nella cultura del presentismo che lo accompagna, si chiude ogni spazio per pensare il futuro europeo, almeno in una ottica, come vorremmo, di progresso».

Un’interessante riflessione su una sinistra che non è più capace di elaborare un pensiero articolato basato su un’analisi storica e non appiattito sull’attualità, il cosiddetto presentismo.

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Su Open si scrive: «Sugli accordi di Minsk del 2014, l’ex cancelliera ha detto: “Non mi rimprovero di aver tentato la trattativa con Putin (insieme al presidente francese, ndr) per arrivare agli accordi. È una grande tristezza che i tentativi non siano riusciti”».

Vi ricordate solo qualche mese fa quando la Merkel era l’eroe principale del nostro “giornalista collettivo”? Ora la sentiamo balbettare giustificazioni per aver insieme dato grande spazio a Mosca senza avere un’idea di come sistemare gli equilibri politici continentali. È importante ricordarsi degli elogi passati e del disprezzo presente, perché ci aiuta a capire come affidandosi solo alla retorica, alla propaganda e alla bassa bottega non si risolve nessun problema tra quelli posti dallo scenario internazionale.

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