Aspettando il Quirinale i partiti iniziano a parlare di nucleare

Il leader della Lega Matteo Salvini con il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte durante l’assemblea annuale della CNA all’Auditorium della Conciliazione, lo scorso 10 dicembre (foto Ansa)

Su Startmag Michele Arnese pubblica questo tweet: «”Per gli apparati d’Oltreoceano Draghi dovrebbe migrare al Colle. Abituati a ragionare sul piano strategico, gli americani lo vorrebbero al Quirinale per evitare che finisca scalzato da manovre surrettizie o dall’umoralità dei partiti”. (Dario Fabbri di Limes)». Come si diceva: la convergenza di Vaticano e Dipartimento di Stato hanno sempre portato all’elezione dei nostri capi di Stato. Il 24 gennaio si smentirà questa regola ferrea della vita della nostra Repubblica?

Su Formiche Carlo Fusi: «Che decisioni di una tale portata – elezione del successore di Mattarella, eventuale scelta di un nuovo premier, stabilire se andare avanti o intestarsi la richiesta di scioglimento delle Camere – debbano dipendere dagli umori, dalle velleità, dalle esigenze e dai contorcimenti di una pattuglia di onorevoli che prima si è auto-amputata e poi cerca disperatamente una protesi da afferrare da parte di chiunque gliela offra, è uno spettacolo che avvilisce e lascia allibiti». Parole perfette che dovrebbero produrre uno scatto di orgoglio (cioè il voto anticipato) in chi ha ancora una concezione razionale e morale della politica

Su Affari italiani si riporta questa indiscrezione: «Tra le fila del Pd c’è chi assicura che siano almeno una quarantina i parlamentari franchi tiratori disposti ad assecondare l’ennesimo piano cervellotico dell’ex premier: “Dipende dalle opzioni”, fanno presente dall’ala centrista dei Dem. “Potrebbero addirittura arrivare a sessanta“». 61 o forse 41 passi indietro rispetto ai mitici 101 che bocciarono Romano Prodi

Su Affari italiani si riporta queste voci che circolano dentro i 5 stelle: «Luigi, pensaci tu, qui siamo alla sbando». Affidarsi a Di Maio ricorda quella barzelletta di quello che cadendo dal 14° piano, contava man mano i piani che gli passavano davanti agli occhi, dicendo: «Finora non è successo niente».

Sul Post si registra questa dichiarazione: «”In questo momento la Germania non rispetterà gli obiettivi climatici del 2022 e probabilmente nemmeno quelli del 2023: significa che presto dovranno essere avviati dei nuovi piani nei settori e dai ministeri competenti”, ha detto a Deutsche Welle Klaus Jacob, direttore del Research Center for Environment Policy all’Università libera di Berlino». La grande imbrogliona se n’è finalmente andata ma la sua eredità nel nascondere la realtà dietro ogni tipo di retorica, è ancora (almeno un po’) viva.

Sulla Zuppa di Porro si riporta questa frase di Emmanuel Macron: «I non vaccinati, ho proprio voglia di farli incazzare. E dunque continueremo a farlo, fino all’ultimo, è questa la strategia». Distruggere la politica come ha fatto Macron riuscendo a rottamare gollisti e socialisti e predicando che non c’è più né destra né sinistra ma solo Jupiter, nel medio periodo produce un’arroganza infinita e normalmente porta a sbattere chi pratica questa strategia. Il presidente francese (in realtà le président des riches) cerca di evitare questo esito scaricando la sua arroganza contro i non vaccinati, senza dubbio dominati da paure e fobie da contrastare, ma appunto politicamente non arrogantemente. Conta sulla ragionevole preoccupazione dei “vaccinati” ma così fa un’ulteriore mossa tesa a lacerare la nazione. Un bell’esempio di spirito presidenziale.

Su Startmag si riporta una frase di David Carretta: «La pandemia ha messo in luce quanto la superficialità, l’incompetenza e l’improvvisazione abbiano preso il sopravvento nella gestione pubblica dell’Italia». Mi pare che i guasti della gestione pubblica in Italia fossero già abbastanza illuminati anche prima della pandemia.

Su Huffington Post Italia Gaetano Quagliariello dice: «Nel patto federativo un punto dirimente sarà la revisione della legge elettorale». Il più interessante studioso del gollismo in Italia si pente di essere stato maggioritario? Vuole “adeguarsi al contesto”? Che peccato.

Su Dagospia si riporta una farse di Matteo Renzi: «Persino chi ci odia dovrebbe dirci grazie: abbiamo salvato l’Italia». In preda a una forte confusione mentale il nostro Matteo si vanta di avere liquidato Giuseppe Conte e insieme di averlo scelto. In generale il comportamento del furetto di Rignano ricorda una favoletta di Fedro, nella versione di Jean La Fontaine: «Un carrozzone tirato da sei cavalli saliva su per una via erta, rotta, sabbiosa. I viaggiatori erano scesi e facevano a piedi il tratto di strada per alleggerire ai cavalli il peso e la fatica; tuttavia i cavalli sudavano e soffiavano. Sopraggiunse una mosca. “Per fortuna sono arrivata io!”, esclamò. E cominciò a ronzare negli orecchi degli animali, a pungere ora questo ora quello, or sul muso or sul dorso. Poi si sedette sul timone , poi si posò sul naso del cocchiere , poi volò sul tetto della carrozza. Andava , veniva, affannata, e brontolava e squillava: “Bel modo di fare!…. Tocca a me far tutto. Tutto cade sulle mie spalle. Ah che lavoro!”. Finalmente dalli e dalli, la carrozza giunse al termine della salita, dove ricominciava la via piana. I viaggiatori ripresero il loro posto; il cocchiere fece schioccare la frusta; i cavalli si rimisero al trotto. Sul tetto del carrozzone la mosca trionfava. “Li ho condotti, eh, fin quassù ! Se non c’ero io!” – si lagnava. “Nemmeno grazie mi dicono. Dopo tutto ciò che ho fatto”.».

Su Huffington Post Italia si scrive: «Salvini e Conte sui due fronti della barricata del nucleare: “Draghi dica con chi sta?”. Uno a favore, l’altro contro: entrambi sollecitano il governo ad una presa di posizione dopo la proposta avanzata da Bruxelles di inserire il nucleare e il gas naturale in una lista di attività economiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale». Qualche forma di unità nazionale è indispensabile sia per contrastare la pandemia sia per gestire gli investimenti del Pnrr che uno Stato sfasciato non è in grado di curare in tempi certi. Ma ci sono tante altre scelte spesso alternative su tanti altri argomenti, e una fondamentale tra queste è “nucleare sì, nucleare no”. Queste scelte richiedono un regolato conflitto politico, una maggioranza governante e un’opposizione controllante. Come saldare le due esigenze (convergenza e conflitto) è la questione centrale della prossima fase.

Dagospia scrive: «Se ieri Draghi avesse avuto il polso d’acciaio del 2012, quello da “whatever it takes”, e metteva sul tavolo le sue dimissioni, le sue misure anti-Covid sarebbero passate e il duplex Salvini-Giorgetti l’avrebbe presa in quel posto senza vaselina. Non l’ha fatto per il semplice motivo che non vuole inimicarsi nessuno pur di ottenere i voti di tutti per traslocare al Quirinale. Ma allora non sei un leader carismatico ma solo un capo mediocre». Per chi come in certi ambienti romani, sponsorizza Pierferdinando Casini o Giuliano Amato, se non peggio, queste considerazioni appaiono particolarmente ridicole.

Su Startmag Francesco Damato scrive: «Sono curiose ma non troppo le convergenze parallele di pur controverso conio moroteo fra i commenti di due quotidiani così diversi come il manifesto il Giornale della famiglia Berlusconi al varo delle ultime, anzi sempre penultime misure adottate dal governo per fronteggiare la pandemia da Covid e varianti». Se qualcuno avesse ancora dubbi sullo stato di disgregazione innanzi tutto politica, ma anche morale, dell’Italia, le – come sempre acute – annotazioni di Damato dovrebbero convincerlo.

Su Strisciarossa Roberto Della Seta scrive: «Pesano ancora molto qui da noi i tanti, radicati conservatorismi che allignano nelle forze politiche e nelle rappresentanze sociali, da Confindustria a parte del sindacato». Considerando “il realismo” una forma di “conservatorismo radicale, Della Seta riesce a farci apprezzare persino quella sòla di Ursula von der Leyen.

Su Byoblu Ugo Mattei dice: «La resistenza individuale e collettiva è diritto e dovere di ogni cittadino». Stamattina , m’han vaccinato o bella ciao, bella ciao, bella ciao. Evocare i tragici e insieme gloriosi scenari novecenteschi, non so se sia più offensivo o più ridicolo.

Sul blog di Beppe Grillo si scrive: «Qual è l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla nostra vita? Che opinioni abbiamo a riguardo? E cosa ci aspettiamo dal futuro? Migliorerà la nostra vita o la peggiorerà?». Proseguendo nella sua linea “strano ma vero” il comico genovese ci propone un altro interessante quesito. Ragioniamoci su. Ma intanto cerchiano di difenderci da quei movimenti che hanno in questi nostri difficili tempi promosso un forte grado di “stupidità artificiosa” che sicuramente ha peggiorato la nostra vita.

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