«Queste crisi mondiali sono crisi di santi». Ecco cosa siamo chiamati a essere

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Pubblichiamo la rubrica di Pippo Corigliano contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

«Queste crisi mondiali sono crisi di santi» diceva, appunto, un santo. C’è bisogno di santi. Io e tu, caro lettore, siamo chiamati ad esserlo. Non siamo chiamati a fare battaglie, discorsi, studi, no. Sono chiamato ad essere un altro Gesù e questo non lo faccio io, lo fa Gesù. A me tocca lasciarlo fare. Devo solo tenere le finestre aperte al soffio dello Spirito.

La prima finestra è la lettura assidua, circolare del Vangelo, possibilmente del Nuovo Testamento.

Si parla poco del Vangelo ma l’importante è che lo frequenti io, perché lì c’è il primo incontro con Gesù. Già i primi discepoli, quando Gesù era ancora vivo, andavano in giro a predicare ciò che Gesù diceva loro. Dopo la Sua morte e risurrezione lo Spirito Santo li ha spinti a raccogliere come acqua preziosa ciò che Gesù ha detto e a raccontare ciò che ha fatto. I Vangeli sono credibili, non sono un mito. Grazie a loro possiamo conoscere Gesù.

L’altra finestra è la Comunione, preceduta dalla confessione sacramentale che ci rende umili e meglio disposti a ricevere Gesù dentro di noi.

«Chi mangia la mia carne…» (Gv 6,56). Un Dio che si dà da mangiare… ma chi ha un dono grande come il nostro? Allora sì che divento un erogatore di energie. Un servo inutile ma fratello di Gesù. Uno in missione per conto di Dio.

Allora posso fare battaglie, discorsi, studi, con spirito di servizio. Restando sereno perché Dio è mio padre, malgrado le debolezze del figlio bambino. Il cristiano adulto sa di essere un bambino di fronte a Dio.

Foto Ansa


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