Quello che manca sempre a Salvini per essere un vero leader politico

Matteo Salvini
Il segretario della Lega Matteo Salvini alla festa del partito a Adro, nel Bresciano, 10 luglio 2022 (foto Ansa)

Su Huffington Post Italia Ugo Magri scrive: «Puntuale, quando tira aria di crisi, riciccia il Presidente Castigamatti: quell’anziano signore incazzoso che dall’alto del Colle fulmina chiunque osi turbarne la quiete. Giove Tonante non tollera minacce alla sua creatura adorata, il governo delle larghissime intese guidato dal Migliore di tutti, Super Mario Draghi. Dunque ci pensa lui a “blindarlo” con richiami, moniti, strigliate, tirate d’orecchie, aggrottamento di sopracciglia; qualora non bastino le lavate di capo, sfodera l’”arma di fine di mondo” che consiste nel mandare tutti a casa ed eleggere un nuovo Parlamento al posto degli smidollati attuali».

In tanti ambienti dell’establishment filo-tecnocratico e del suo cagnolino da guardia preferito (il giornalista collettivo) è forte la speranza che Sergio Mattarella riesca un’altra volta a congelare/disgregare la democrazia italiana.

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Su Affaritaliani si scrive: «Maurizio Landini potrebbe fare il partito del Lavoro. La voce, come scrive Lucia Annunziata su La Stampa, continua a girare. “In un panorama di scioglimento dei partiti, la voce si basa almeno su dei numeri – è alla fine l’unico che ha un serbatoio di voti cui attingere”».

Sergio Cofferati, incapace di utilizzare la sua Cgil per riformare la sinistra, le ha imposto una serie di ectoplasmi come segretari dopo di lui. Landini è il primo autonomo da questa deriva e si pone un corretto obiettivo strategico. Lo fa naturalmente con i modi da cavernicolo politico quale è.

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Su Dagospia, riprendendo un articolo di Francesco Curridori su Il Giornale, si scrive: «Ricordo che quando lui lavorava per il Cis di Nola, io gli davo le raccomandazioni. Lui ha sempre questa sorta di spocchiosità pariolina. È come un piccolo Trump pariolino che pensa di essere meglio di tutti gli altri. Una strategia politica che lo porta a essere sconfitto permanentemente».

Clemente Mastella (con Paolo Cirino Pomicino) è tra i politici più intelligenti che ancora circolano in Italia (come testimonia anche questo giudizio “Clemente” su Carlo Calenda) ma con la sua (e di Pomicino) funerea idea di rifare la Dc è anche tra i maggiori esponenti della tendenza “morto che afferra il vivo”.

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Sul sito di Tgcom24 si riportano queste parole di Matteo Salvini: «“Da domani noi voteremo solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani, il resto lo lasciamo votare a Pd e M5s”: il segretario della Lega Matteo Salvini lo ha detto parlando alla festa del partito a Adro, nel Bresciano, dicendo che la domanda dei giornalisti “state dentro, state fuori?” è mal posta, riferendosi all’esecutivo Draghi. “Se questo coincide col governo bene, se no è un problema del governo, mica un problema mio”, ha aggiunto».

A Salvini manca sempre una mossa per essere un vero leader politico, oltre alle posizioni che piacciono a Luca Morisi e che possono essere vendute sui “social”, ci vorrebbe una proposta politica da presentare al paese, al popolo, all’establishment e agli altri partiti. E questa non può essere che un “programma minimo”, un’intesa sul dopo voto (come garantire l’attuazione del Pnrr e il sostegno all’Ucraina, anche con un governo “politico”) e una data per le elezioni anticipate, possibilmente a dicembre o, se no, a gennaio.

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