Quella volta che Grillo provò a brevettare Dio. Uno scherzo? Leggere per credere

Gloria a Dio nell’alto dei cieli e nell’ultimo piano del ministero dello Sviluppo economico. Ci si perdoni la crasi tra sacro e profano, ma è un’ottima sintesi di quel che è successo una manciata di anni fa all’ufficio brevetti del suddetto ministero.

Eravamo nel marzo di dieci anni fa e Grillo Giuseppe – allora ai primissimi vagiti della sua folgorante carriera politica – percorreva gli scaloni di via Molise per consegnare una richiesta shock. Quella di brevettare la «parola dio scritta in stampatello, riprodotta in qualsiasi colore e dimensione». Il perché è presto detto: vi immaginate incassare una cifra, anche infinitesimale, ogni volta che il termine viene vergato in giro per il web, sui sottopancia della televisione, nelle pubblicità, negli atti ufficiali del Vaticano (!)?

Quattro anni dopo la delusione: domanda respinta. Non è servito a frustrare il delirio di onnipotenza se non di Grillo, almeno del suo guru Gianroberto Casaleggio. Perché “Gaia” l’avete già visto, no?

 

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