Quel Die Brücke che ha portato all’Espressionismo

Appena inaugurata a Villa Manin, la retrospettiva “Espressionismo”. Un viaggio nella Germania del primo decennio del Novecento, dove un gruppo di artisti arrabbiati e anticonvenzionali fondò il movimento Die Brücke

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Si respira un’area di tedesca modernità a Passariano di Codroipo (Udine), dove una bella mostra a Villa Manin, aperta fino al 4 marzo 2012 e intitolata Espressionismo, racconta, con una selezione di 100 opere – tra dipinti e carte – tutte provenienti dal Brücke Museum di Berlino, la nascita del “Die Brücke”, pietra fondante del movimento espressionista. Era il 7 giugno 1905 quando gli studenti di architettura Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff fondarono a Dresda il gruppo la cui filosofia creativa era quella di tradurre nell’opera gli oggetti percepiti “in modo diretto e senza falsificazioni”, slegandoli da qualunque convenzione accademica. Ciò non comportava l’elaborazione di una pittura che si focalizzava meramente sulla raffigurazione dei diversi aspetti della realtà visibile, ma l’espressione, attraverso l’universo pittorico, delle esperienze personali e dei sentimenti interiori dell’individuo. All’interno del gruppo – il cui nome fu suggerito da Schmidt-Rottluff sulla base dell’idea di “gettare un ponte” tra gli elementi artistici ancora in fermento a la tradizione germanica (il Medioevo e Cranach, come ha dichiarato Kirchner) – non c’era un programma specifico e quello che legava i membri, sempre più numerosi, era un forte impulso spontaneo e un innovativo desiderio di rompere le rigide norme sociali dell’età guglielmina.

 

Agli artisti fondatori si affiancarono nel 1906 Emil Nolde e Hermann Max Pechstein, e nel 1908 Otto Mueller. Le loro opere erano caratterizzate da una evidente semplificazione formale, da contorni marcati e colori vibranti e accesi accostati in modo dissonante. Paesaggi, ritratti e scene urbane – le più note quelle di Kirchner – infestano le loro tele; vie, ponti, caffè e interni vengono presentati ai nostri occhi attraverso la lente deformante di una violenta critica sociale. Scioltosi nel 1913 il Die Brücke ha sfornato una serie di artisti ognuno dei quali, coltivando il proprio stile, si è distinto con le sue eccezioni. Mentre Heckel passa – influenzato anche dagli artisti del movimento del Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) – da un disegno sommario, delineato da linee spezzate e colori stridenti, ad una serie di paesaggi luminosi e lirici, Pechstein accarezza il ricordo dell’arte primitiva realizzando quadri dai colori ricchi, densi e modulati che sembrano discostarsi dal furore della poetica espressionista. Muller si concentra, con un velo di malinconia, nella resa di nudi femminili, nelle scene di vita zingaresca e nei paesaggi ricchi di vegetazione. Schmidt-Rottluff si volta verso l’impressionismo senza mai abbandonare il suo interesse per la litografia che lo porta alla realizzazione di ritratti e paesaggi dalle forme sintetiche e spigolose. Quelli che rimangono più inclini e coerenti alla poetica espressionista sono invece Kirchner, con uno stile sempre più drammatico e dai ritmi convulsi, e Nolde che si spinge verso una pittura grottesca, caricaturale, dove ampie pennellate sembrano quasi sfilacciare le forme delle figure umane. Audaci, anticonvenzionali e agguerriti, sono questi i protagonisti di un movimento affascinante che a partire dall’Espressionismo pre-Prima Guerra mondiale è diventato una significativa fonte d’ispirazione per le successive generazioni di artisti.  

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